L’ultima rilevazione Emg Acqua fotografa un’Italia divisa quasi a metà. Il No passa al 42,6%, il Sì al 42,4%, mentre oltre il 15% degli elettori resta indeciso, lasciando la partita ancora aperta
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Quando i numeri parlano, la politica ascolta. E questa volta il segnale arriva da uno degli istituti demoscopici più affidabili degli ultimi anni.
A meno di poche settimane dal referendum sulla riforma della giustizia, il quadro dell’opinione pubblica italiana si fa improvvisamente più incerto. L’ultima rilevazione dell’istituto demoscopico EMG Acqua fotografa infatti un Paese diviso quasi perfettamente a metà, ma con un dato che pesa come un macigno nel dibattito politico: il fronte del “No” è passato in leggero vantaggio sul “Sì”.
Secondo il sondaggio, il No raccoglie il 42,6% delle intenzioni di voto, mentre il Sì si ferma al 42,4%. A completare il quadro resta una quota significativa di indecisi, che supera il 15% e che potrebbe rivelarsi decisiva nelle ultime settimane di campagna referendaria.
Un sorpasso minimo nei numeri, ma tutt’altro che irrilevante nella lettura politica. Fino a poche settimane fa, infatti, diverse rilevazioni indicavano un vantaggio del fronte favorevole alla riforma. Il dato EMG segnala invece un cambio di clima nell’elettorato, con un progressivo rafforzamento delle posizioni critiche verso il progetto di riforma della giustizia.
Il peso di un istituto che raramente sbaglia
Il sondaggio assume un valore particolare anche per la reputazione dell’istituto che lo firma. EMG Acqua, guidato dal sondaggista Fabrizio Masia, negli ultimi anni ha dimostrato una notevole precisione nelle previsioni elettorali, soprattutto nel Mezzogiorno.
In Calabria, ad esempio, le rilevazioni EMG sono state tra le poche a prevedere per ben due volte e con grande accuratezza le vittorie di Roberto Occhiuto alle elezioni regionali, cogliendo non solo il successo del centrodestra ma anche la dimensione del vantaggio. Una capacità di lettura dell’elettorato che in passato si è ripetuta in più occasioni e che ha contribuito a consolidare la credibilità dell’istituto nel panorama demoscopico italiano.
Proprio per questo motivo, il dato sul referendum viene osservato con particolare attenzione negli ambienti politici e istituzionali. Quando un istituto con una storia di previsioni affidabili segnala un cambiamento di tendenza, difficilmente si tratta di un semplice rumore statistico.
Una partita ancora apertissima
Il referendum sulla giustizia resta comunque una sfida apertissima. La distanza tra i due schieramenti è inferiore a mezzo punto percentuale, una differenza che rientra ampiamente nel margine di errore statistico di qualsiasi sondaggio.
A fare la differenza potrebbero essere soprattutto gli indecisi e l’affluenza alle urne. Nelle consultazioni referendarie, infatti, la partecipazione è spesso il vero fattore decisivo: una mobilitazione più forte di uno dei due fronti può ribaltare gli equilibri anche all’ultimo momento.
Per questo motivo le prossime settimane si annunciano decisive. I sostenitori della riforma dovranno convincere quella fascia di elettori ancora incerta, mentre il fronte del No cercherà di consolidare il vantaggio appena registrato dai sondaggi.
Il segnale politico
Al di là dei numeri, il dato EMG lancia un messaggio politico preciso: il consenso verso la riforma della giustizia non è affatto scontato. L’opinione pubblica appare divisa, prudente, in parte diffidente.
È il segnale di un tema, quello della giustizia, che in Italia continua a toccare corde profonde, tra esigenze di riforma, timori di squilibri istituzionali e una diffusa sensibilità verso l’indipendenza della magistratura.
Il referendum, insomma, non è ancora deciso. Ma se il sondaggio EMG dovesse confermarsi nelle prossime rilevazioni, la partita potrebbe aver imboccato una direzione inaspettata. Perché nei referendum, più che nelle elezioni politiche, sono spesso gli ultimi giorni a scrivere la storia del voto.


