Nuovi assessori, sottosegretari e un referendum bloccato, la segreteria regionale del partito accusa: «Strozzatura democratica e palese incostituzionalità». Si valuta il ricorso alla Corte Costituzionale
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La riforma dello Statuto regionale accende lo scontro politico in Calabria, con Sinistra Italiana/Avs che attacca duramente la maggioranza di centrodestra parlando di «manovra antidemocratica» e di una gestione del potere orientata a rafforzare le strutture interne più che la partecipazione democratica.
Nel mirino c’è in particolare l’introduzione di «2 nuovi assessori e di 2 sottosegretari alla Presidenza», una scelta che – secondo i portavoce Walter Nocito e Fernando Pignataro – comporterebbe ulteriori costi legati a staff e figure di supporto, i cosiddetti portaborse, con la maggioranza che procederebbe «spedita e veloce come un treno della alta velocità giapponese, a tamburo battente».
La critica si allarga al metodo politico. Secondo la segreteria regionale, «quando la destra calabrese deve avere un rapporto con il popolo elettore emergono mille paure e premure», con il ricorso a «sofisticati sofismi di leggi regionali evidentemente costruite ad hoc». Il riferimento è alla legge regionale n. 8 del 2026, che modifica la legge regionale n. 45 del 2025, intervenendo anche sulle modalità di accesso al referendum statutario.
«La destra evidentemente ama i plebisciti e il marketing sui social, ma non ama i controlli popolari», affonda la nota, sottolineando una presunta contraddizione tra comunicazione politica e strumenti di democrazia diretta.
Al centro della polemica c’è infatti il nodo del referendum. Nei giorni scorsi, sette consiglieri di opposizione hanno avanzato richiesta di sottoporre a consultazione popolare le modifiche statutarie del 2026, in base all’articolo 123 della Costituzione. Tuttavia, l’istanza si è scontrata con il parere del Segretario generale del Consiglio regionale, Tommaso Calabrò, che ha richiamato la nuova normativa regionale secondo cui il referendum non sarebbe ammissibile per revisioni «parziali» o riguardanti «aspetti organizzativi».
Una posizione che Sinistra Italiana/Avs contesta apertamente: «Gli aspetti organizzativi sono trattati in tutti gli Statuti», ricordando come, secondo la giurisprudenza della Corte Costituzionale tra gli anni 2000 e 2006, le uniche parti non dispositive siano i «principi fondamentali dello Statuto», che paradossalmente in Calabria restano invece sottoponibili a referendum.
Da qui l’accusa di una «evidentissima strozzatura democratica» e di una «palese incostituzionalità», con la Regione che – secondo il partito – finirebbe per impedire «la forma popolare del controllo referendario» a vantaggio delle élite politiche.
Sinistra Italiana/Avs ribadisce quindi il proprio sostegno all’iniziativa del Comitato delle associazioni, che ha depositato un’istanza il 30 marzo presso il Consiglio regionale di Reggio Calabria, e annuncia battaglia su più livelli. Il partito si dice pronto a sostenere le ragioni «della Democrazia e della Costituzione» sia sul piano politico sia su quello giurisdizionale, arrivando a ipotizzare un ricorso alla Corte Costituzionale, ai sensi dell’articolo 134 della Carta, per ottenere la dichiarazione di illegittimità delle riforme.


