Nell’incontro di questa mattina tenutosi al Palazzo della Provincia, il presidente del comitato “Sì Separa” non risparmia chi si oppone al cambiamento: «Con questa riforma il magistrato si svincola dal potere politico»
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Politica, magistratura, referendum. Tre parole che, messe insieme, occupano ormai da tempo le prime pagine dei giornali. La riforma della giustizia per la separazione delle carriere che porterà alle urne gli italiani nei prossimi mesi (l’ultima ipotesi sembrerebbe essere quella del 22 marzo) è ormai sulla bocca di tutti.
Per capire le ragioni del sì e del no si moltiplicano gli incontri anche in Calabria. L’ultimo in ordine cronologico, nella sala degli stemmi della Provincia di Cosenza, ha visto come grande protagonista il presidente del comitato Sì Separa, Gian Domenico Caiazza, che ha introdotto così le ragioni della propria parte: «Chiunque sia imputato in un processo penale pone sempre la stessa domanda: il giudice che dovrà giudicarmi ha qualcosa a che fare con il Pubblico Ministero? Ecco, basterebbe questo – sottolinea Caiazza – per capire la necessità di votare sì».
L’attacco al fronte del no: «Diffondono falsità»
Nel corso dell’incontro, proposto dall’avvocata Chiara Penna, dall’ex consigliera regionale Sabrina Mannarino e dall’ex presidente della Camera Penale di Cosenza, Pietro Perugini, Caiazza non ha negato anche più di un attacco alla controparte che difende le ragioni del No. «All’interno di un confronto politico il linguaggio si semplifica e questo è legittimo. Ciò che non è legittimo, invece, è diffondere falsità: il fronte del no – attacca Caiazza – dice che questa riforma sottopone i magistrati al potere politico. Questa non è un’opinione, questa è una falsità. La riforma prevede l’esatto contrario».
Ci va giù duro il presidente del Comitato “Sì Separa”: «Questa riforma prevede il divieto costituzionale di sottoporre il magistrato al potere politico, non quello che dice la controparte. Quindi – aggiunge ancora – questa non è un’opinione, questa è una falsità: e se le semplificazioni, nella polemica, sono legittime, non lo è la falsificazione del contenuto».
«La separazione delle carriere manca soltanto in quattro Paesi»
Caiazza poi sottolinea come l’Italia sia rimasta indietro, sull’argomento separazione delle carriere, rispetto a quasi tutto il mondo occidentale: «È una pratica ormai consolidata. Ad avere le carriere unificate, oltre all’Italia, sono rimaste soltanto Turchia, Bulgaria e Romania. A questo punto la domanda va rigirata e non è “perché votare sì”, ma è “perché dovremmo votare no”».
A caricare di significato l’incontro di oggi anche i saluti istituzionali del presidente della Provincia di Cosenza, Giancarlo Lamensa, e quelli del sindaco del capoluogo bruzio, Franz Caruso, che dal palchetto d’onore della Sala degli Stemmi non ha avuto dubbi a difendere le ragioni del Sì: «Come sapete – ha detto il primo cittadino – io faccio parte di una realtà politica di centrosinistra in cui ognuno, su questo referendum, ha la propria opinione. Io sono stato fra i primi cento firmatari per dare il via alla separazione delle carriere: si tratta, a mio avviso, di una riforma che non solo è necessaria, ma è inevitabile. Sarebbe anzi dovuto essere – ha poi conlcuso – il passo necessario da fare diversi anni fa, quando siamo passati dal modello inquisitorio a quello accusatorio».


