Un libro bello corposo, di ben 208 pagine. “Il coraggio di governare”. E’ il volume che il presidente della giunta regionale Roberto Occhiuto sta per dare alle stampe (sarà disponibile a partire da fine mese) ed in cui spiega il suo concetto di rivoluzione liberale. Un libro-manifesto in parte autobiografico, immaginiamo, almeno a leggere l’incipit: “In un Paese davvero liberale l'origine sociale non dovrebbe segnare in modo aprioristico il destino di una persona. Il punto da cui parti non dovrebbe decidere il punto in cui puoi arrivare". E lui lo sa bene. Figlio di un grossista di ortofrutta, laureato in Scienze economiche e sociali all’Unical, partendo dalla piccola Cosenza è divenuto uno dei protagonisti della politica italiana. Prima capogruppo di Forza Italia a Montecitorio, poi presidente della Regione Calabria per scelta («avrei potuto tranquillamente fare il ministro», ama ripetere) per arrivare ai vertici del suo partito con il ruolo di vice segretario nazionale.

Ma Occhiuto non ha nessuna intenzione di fermarsi. E’ dai tempi di Giacomo Mancini che nessun calabrese è segretario nazionale di un partito. L’obiettivo quindi lo ingolosisce. Anche perché ad Antonio Tajani va certamente riconosciuto il merito di aver “tenuto botta”, di aver “tenuto insieme” il partito dopo la morte di Silvio Berlusconi. Ma ora il tempo di giocare in difesa è finito. La famiglia Berlusconi chiede il rilancio che passa da volti nuovi e ricette liberali. Guarda caso proprio quello di cui parla da tempo Occhiuto che ha la sua di ricetta liberale. Nelle tante interviste rilasciate sui media, ad esempio, dice che liberale significa non abbandonarsi al mercato bensì agire in favore dei consumatori e non delle corporazioni. Per questo in Calabria fa comprare alla Regione tutte le azioni dei privati di Sacal, la società che gestisce tre aeroporti, e poi decide di rilasciare 200 licenze per gli Ncc per sopperire all’assenza di taxi. Insomma il giusto mix fra intervento pubblico e iniziativa privata purché sia a favore dei consumatori. D’altronde nella quarta di copertina del libro edito da Piemme si legge che il volume è "Un manifesto riformista, garantista e proiettato al futuro, rivolto a chi cerca una politica che non ha paura del nuovo e sa coniugare la tenuta dei conti con la tutela della libertà e dei diritti individuali".

Ricette molto gradite alla famiglia Berlusconi e in particolare a Marina, quindi il libro diventa manifesto politico per gettare le basi del partito che verrà e quindi contendere la leadership ad Antonio Tajani, anche se nessuno lo ammette e anche se non sarà facilissimo.

Innanzitutto perché il ministro degli Esteri sta blindando la sua leadership con la stagione congressuale. In Campania alle fine l’ha spuntata il suo fedelissimo Martusciello, anche se un pezzo del partito minaccia ricorsi. Nel Lazio manco a dirlo, segretario regionale è stato eletto Claudio Fazzone, anche lui vicinissimo a Tajani. In Basilicata, finita la reggenza del Ministro Casellati, il partito sarà gestito dal presidente della Regione Vito Bardi. Altri congressi verranno e il vicepremier sta puntellando il partito con i suoi fedelissimi in vista del congresso nazionale che si terrà dopo le Politiche. Tajani sembra essersi stancato di subire ed è passato al contrattacco. Il suo intervento alla festa dei giovani di Forza Italia a Montesilvano è stato un attacco ai suoi oppositori interni, a chi fa polemica sui giornali, ha detto.

Poi un passaggio che il Foglio ha letto in maniera maliziosa: «L’obiettivo di chi fa politica non deve essere quello di diventare deputato». Il giornale lo ha letto come un attacco alla famiglia Berlusconi che ha voluto a tutti i costi candidare l’avvocato di famiglia e il tesoriere Azzurro, Fabio Roscioli, alle famose suppletive di Reggio Calabria. Una scelta che Occhiuto e Francesco Cannizzaro hanno rivendicato come utile a dare centralità alla Calabria nel partito. Ecco allora tornare alle suppletive che da prassi burocratica si sono trasformate in una sorta di linea Maginot del centrodestra.

Tajani la tira in ballo come se il risultato del voto del 27 e 28 settembre a Reggio, qualora dovesse andare male, sarebbe frutto della debolezza politica dei suoi oppositori interni e della famiglia Berlusconi che ha voluto avallare simili movimenti.

Questo lo scenario in cui Occhiuto lancerà il suo libro. Un modo per rilanciare evidentemente la sua candidatura alla segreteria nazionale. Facile prevedere che nelle prossime settimane dalla pubblicazione andrà in giro per tutto il Paese per presentarlo ed esporre le sue idee. Si riprende così il filo interrotto nel dicembre scorso quando Occhiuto aveva organizzato la convention “In libertà” promettendo un tour in più città italiane per diffondere il verbo della libertà a cui in origine si era ispirato il Cavaliere e che il partito man mano aveva perduto.

Forse all’epoca i tempi non erano maturi. Adesso che le Politiche sono alle porte invece sì. Il vento per il centrodestra non è quello di prima, la situazione politica è molto confusa. Per citare uno davvero poco liberale, la situazione è eccellente.