Riunione tesissima del consiglio federale. Ancora lontano l'accordo fra il Capitano e Luca Zaia sulla possibilità di creare un partito federato. Il generale intervistato dalla Gruber aumenta i suoi consensi. La strategia è sfidarlo sui temi della sicurezza per ricostruire una identità del Carroccio. Ma il Nord insiste nel chiedere più attenzione
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E' finita con una fumata grigia il consiglio federale della Lega. Dopo quattro ore di discussione molto intensa, Matteo Salvini e lo stato generale del Carroccio ha deciso di aggiornarsi a mercoledì prossimo . La situazione non è affatto facile perché le posizioni fra le parti restano ancora distanti. In particolare Luca Zaia non vuole saperne di assumere il ruolo di vice segretario e continuare a chiedere di trasformare la Lega in un Giano Bifronte: un partito federato, sul modello della Cdu tedesca, con una Lega Nord e una nazionale. Naturalmente nel farlo, Zaia chiede piena autonomia decisionale che significa non solo la compilazione delle liste per le prossime Politiche, ma anche una interlocuzione diretta con il premier Meloni. Un prezzo che Salvini giudica troppo alto perché finirebbe per sminuire il suo ruolo e vanificare il lavoro di questi anni teso a creare un partito nazionale.
L'unica via d'uscita dal pericoloso impasse che si è creato l'ha indicata il Ministro dell'Economia, Giancarlo Giorgetti: se vogliamo che il partito risalga nei sondaggi e acquisiti una sua identità dobbiamo mandare Matteo al Viminale. Giorgetti e non solo hanno infatti definito impalpabile per il partito l'azione politica svolta da Matteo Piantedosi , al netto dei presunti scandali che lo hanno coinvolto. «Quando si parla in CdM non lo capisco», ha detto Giorgetti.
Che il Viminale sia un vecchio pallino di Salvini non è un mistero, Ma soprattutto potrebbe smarcarlo dalla difficile gestione del Mit. Il punto è come convincere la Meloni ad assegnargli l'incarico. Il coniglio nel cilindro potrebbe essere la legge elettorale: si scambierebbe il sì al progetto della premier in cambio del nuovo incarico. Solo così, secondo i dirigenti leghisti, si può togliere terreno sotto i piedi a Vannacci che era il vero convitato di pietra del consiglio di ieri. Un fantasma che ha fatto anche litigare i dirigenti del partito con i Governatori. Armando Siri ha accusato i presidenti di Regione leghisti di aver fatto nascere Vannacci quando si sono rifiutati di candidarsi alle Europee anche solo per portare voti al partito. Questo ha costretto Salvini a candidarsi il Generale e segnare l'inizio della sua fortuna.
I retroscenisti parlano di grida, pugni sbatuti sul tavolo, Fedriga che ha lasciato la riunione anzitempo . Insomma la tensione è davvero alle stelle nella Lega e tutti guardano preoccupati in via Sellerio. Se la Lega si sgonfia, la Meloni dovrà fare i conti con Futuro Nazionale, dato in crescendo. L'intervista di Vannacci dalla Gruber è stata per il Generale un assist formidabile. Non incamerarlo nella coalizione significa perdere le elezioni. Ma ad ascoltare l'intervista c'è davvero di che preoccuparsi. Non è solo la Meloni ad avere bisogno di una Lega forte, ma tutto il sistema politico italiano che non può essere condizionato da un partito che non fa nessun mistero di agganciarsi a valori di estrema destra.
L'unico che non sembra davvero preoccupato è proprio Matteo Salvini. Anzi, presenterà il suo progetto e già avverte: «Se sarà con me il 90% di noi bene, se sarà solo il 65% bene lo stesso». L'importante è resistere.



