Uno dei terreni di scontro della campagna elettorale in vista delle elezioni regionali è e sarà la sanità. Un servizio sanitario che spinge il 44% dei calabresi a curarsi fuori regione, mentre un altro 17% non si cura più tra le mille difficoltà quotidiane.
Sull’argomento, dai palchi, sta intervenendo anche Pasquale Tridico, il candidato alla presidenza della giunta regionale per la coalizione di centrosinistra.
Il prof. tuona contro un sistema che produce disuguaglianze, come quelle che costringe «i calabresi a dover bussare alla porta di un politico per reperire un posto letto in un ospedale».

Tridico racconta una disavventura personale. «Il 2 luglio ho perso mia madre. Da Scala Coeli non abbiamo potuto portarla all’ospedale di Cariati, né a Corigliano, né a Rossano. Abbiamo dovuto affrontare 70 chilometri di curve per arrivare ad Acri. Ho provato sulla mia pelle cosa significa l’abbandono della sanità calabrese e non è accettabile».


«La Calabria non è una terra di serie B, non è un posto dove si deve pregare di non ammalarsi o di non accusare un’emergenza. Non possiamo più essere costretti ad andare fuori regione per curarci – spiega Pasquale Tridico – né a guardare i nostri cari soffrire. E soprattutto non possiamo più vivere in una terra in cui per un semplice esame del sangue, si è obbligati a chiedere favori al politico di turno. La Calabria merita ospedali veri, medici messi nelle condizioni di lavorare, e cittadini rispettati».

La narrazione di questa Calabria, per il candidato alla presidenza della Regione «deve cambiare. E non possiamo accettare che qualcuno pubblichi uno spot per l’inaugurazione di un “bagno” – Tridico fa probabilmente riferimento alla visita di Occhiuto all’ospedale della Sibaritide e di un video in cui mostra l’unica degenza prototipo attualmente pronta per mostrare come saranno – e ci dica che questa è la “nuova Calabria”: la Calabria dei bagni, dei social, la Calabria dei sogni infranti. Tutto questo – conclude Tridico – deve cambiare e questa battaglia la porteremo fino in fondo».