Quattordici dimissioni formalizzate, la quindicesima non depositata. Si sgonfia la sfiducia al sindaco di Catanzaro mentre la scelta del candidato passa dal tavolo regionale. Sullo sfondo le Provinciali: in caso di scioglimento del Comune, il capoluogo resterebbe senza rappresentanza
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La linea di confine è tracciata, ma non è una linea netta. È piuttosto un crinale, sottile e politico, che conduce dritto al 24 febbraio. Entro quella data il centrodestra catanzarese dovrebbe decidere se archiviare definitivamente l’esperienza amministrativa guidata dal sindaco Nicola Fiorita oppure lasciare che la consiliatura prosegua il suo corso naturale.
Le dimissioni sottoscritte davanti al notaio sono quattordici. La quindicesima — quella dell’ex capogruppo del Partito democratico Fabio Celia — non è stata depositata. Non per ripensamento, ma per consapevolezza politica: l’operazione non ha trovato, almeno per ora, la sponda necessaria per trasformarsi in atto definitivo.
Perché una crisi che nasce tra gli scranni di Palazzo De Nobili difficilmente può compiersi senza una regia più ampia.
In questo quadro si colloca il ruolo dell’opposizione consiliare, oggi composta anche da due ex candidati a sindaco, Antonello Talerico e Valerio Donato. Entrambi, in stagioni diverse, avevano scelto di sostenere Fiorita. Entrambi, successivamente, hanno maturato una rottura politica con la maggioranza fino a chiedere — ora in modo convergente — di restituire la parola agli elettori. Una richiesta che ha un peso simbolico, ma che necessita di una sintesi politica più ampia per tradursi in realtà.
È qui che si innesta il livello regionale e nazionale della partita. La candidatura a sindaco del capoluogo non è una questione che può essere risolta esclusivamente in ambito cittadino. I vertici della coalizione, per ragioni che attengono agli equilibri complessivi, non sembrano intenzionati ad accelerare i tempi. La designazione dell’eventuale successore di Fiorita sarà materia di confronto tra i leader del centrodestra, con un equilibrio che dovrà tenere conto dei rapporti di forza interni.
Catanzaro, del resto, è città storicamente segnata da una lunga stagione amministrativa a trazione forzista. Non sorprende che il nome di Sergio Abramo continui a circolare, non solo negli ambienti politici ma anche tra una parte dell’opinione pubblica che guarda con favore a quella stagione. Un riferimento che pesa, anche solo come parametro di confronto.
Le indicazioni che potrebbero arrivare da Roma, tuttavia, potrebbero orientare la scelta verso altri tavoli. Per la Lega il profilo che viene indicato con maggiore insistenza è quello di Filippo Mancuso, attuale vicepresidente della Regione e già presidente del Consiglio regionale, con una lunga esperienza amministrativa maturata anche nelle giunte Abramo.
In Fratelli d’Italia il confronto è altrettanto aperto. Wanda Ferro osserva con attenzione l’evolversi del quadro e, da tempo, nel partito viene indicato il nome di Aldo Ferrara, presidente degli industriali calabresi e di Confindustria Catanzaro, come possibile espressione del mondo produttivo.
Un mosaico ancora in fase di composizione, dunque. Nel quale ogni tessera deve trovare collocazione senza alterare l’equilibrio generale della coalizione.
Sul piano istituzionale, intanto, si registra un altro passaggio rilevante. Il presidente della Provincia di Catanzaro, Amedeo Mormile, ha decretato la convocazione dei comizi elettorali per le elezioni di secondo grado del Consiglio provinciale, fissate per sabato 28 marzo 2026. Le operazioni di voto si svolgeranno dalle ore 7 alle ore 22 presso la Sala consiliare dell’ente. Si tratta, come previsto dalla legge Delrio, di elezioni di secondo livello: non votano i cittadini ma i sindaci e i consiglieri comunali del territorio. Il presidente resta in carica — Mormile continuerà il proprio mandato per altri due anni — e si rinnova esclusivamente il Consiglio provinciale.
Un elemento non secondario nel ragionamento politico di queste settimane. Perché, qualora il Consiglio comunale di Catanzaro fosse stato sciolto prima di quella data, il capoluogo non avrebbe potuto esprimere alcuna rappresentanza nel nuovo Consiglio provinciale. In assenza di sindaco e consiglieri comunali in carica, infatti, sarebbero venuti meno i grandi elettori della città. Anche questo aspetto contribuisce a spiegare la cautela che si respira. La politica, soprattutto nei passaggi più delicati, è fatta di tempi, equilibri e conseguenze istituzionali. E ogni scelta, a Catanzaro, produce effetti che vanno ben oltre il perimetro di Palazzo De Nobili.




