La fotografia della media dei sondaggi IDV dal 24 al 30 agosto consegna un dato politico tutt’altro che marginale: Fratelli d’Italia resta nettamente primo partito al 26,8%, seguito dal Pd al 20,9% e dal Movimento 5 Stelle al 12,5%. Ma la vera novità è più in basso: Futuro Nazionale di Roberto Vannacci sale al 7,6%, diventando il quarto partito, davanti a Forza Italia, al 7,3%, e alla Lega, al 5,4%.

È qui che comincia il problema per Giorgia Meloni.

Perché, sommando le forze principali, il centrosinistra supera il centrodestra se Vannacci resta fuori dalla coalizione. Con Futuro Nazionale dentro, invece, i rapporti di forza cambiano e il centrodestra torna competitivo per la maggioranza.

Ma proprio Vannacci rischia di essere contemporaneamente la soluzione e il problema.

Nel centrodestra qualcuno spinge per trovare una formula di collaborazione con l’ex generale. Le smentite sono però arrivate rapidamente: anche per evitare di innervosire Matteo Salvini, che di Vannacci è stato il principale sponsor politico. E anche Forza Italia ha escluso accordi. Roberto Occhiuto, sul punto, è stato categorico: mai con Vannacci.

Meloni si trova dunque davanti a un bivio complicato.

Senza Vannacci, il centrodestra rischia di non avere i numeri. Con Vannacci, rischia di perdere pezzi e di spaccare la coalizione.

E allora che fare?

La premier deve soprattutto capire se il consenso crescente dell’ex generale sia destinato a consolidarsi oppure se rappresenti, almeno in parte, l’effetto della ripresa politica dopo la pausa estiva. Perché un conto è conquistare il 7,6% nei sondaggi, un altro è trasformarlo in una forza elettorale realmente integrabile nel centrodestra.

E mentre questa partita è appena cominciata, domani se ne apre un’altra, forse ancora più importante: la nuova legge elettorale.

Meloni vuole giocarsi fino in fondo questa partita, puntando su un meccanismo che possa garantire alla coalizione vincente un forte premio di maggioranza. È una scommessa difficile, perché la legge dovrà superare il Parlamento e le resistenze di una parte dei parlamentari, oltre alle inevitabili discussioni sulla sua compatibilità con i principi costituzionali.

Ma la premier ci crede.

Perché alla fine tutto torna allo stesso punto: i numeri.

E oggi i numeri dicono che Vannacci non è più un fenomeno laterale. È diventato un problema politico nazionale. E soprattutto è diventato un problema che Meloni non può più permettersi di ignorare.