Laura Pugliese o Marcella Mellea: la scelta delle donne in giunta arriva nel pieno delle trattative interne, dove il ruolo simbolico rischia di prevalere sulle deleghe e sugli obiettivi concreti per la città
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A Vibo Valentia il rimpasto di giunta continua ad allargarsi come una macchia d’olio. Ogni giorno un nome nuovo, ogni giorno una motivazione diversa. Ora però il quadro appare più definito. E, paradossalmente, anche più leggibile.
Il sindaco Enzo Romeo avrebbe fatto intendere che la prossima settimana potrebbe essere decisiva: qualora Laura Pugliese non dovesse dare la propria disponibilità, la scelta ricadrebbe su Marcella Mellea.
Non emerge, al momento, una valutazione comparativa esplicitata pubblicamente. Né risultano chiarimenti sulle deleghe o sull’indirizzo politico che dovrebbe accompagnare il rimpasto. La priorità sembra essere quella di arrivare a una soluzione definitiva.
La questione, va precisato, non riguarda le competenze di Laura Pugliese o di Marcella Mellea, che non sono in discussione. Il punto è il contesto in cui questi nomi emergono: una fase segnata da trattative interne, equilibri da ricomporre, veti e malumori all’interno della maggioranza. Ed è significativo che il tema della rappresentanza femminile diventi centrale proprio in questa fase.
La linea del sindaco appare improntata alla risoluzione del nodo numerico della giunta. Se Pugliese accetta, l’assetto si completa. In caso contrario, Mellea rappresenta un’alternativa immediata. Non tanto per una valutazione politica tra i profili, quanto per la loro funzione nel riequilibrio complessivo.
In questo scenario, la questione delle quote rosa assume un ruolo centrale: un elemento difficilmente contestabile e politicamente spendibile. Ma anche delicato. Perché quando la rappresentanza femminile viene utilizzata prevalentemente come strumento di compensazione, il rischio è quello di svuotarne il significato politico.
Il Partito Democratico si muove da settimane su un terreno complesso. Da un lato l’ipotesi del rientro di Francesco Colelli in giunta; dall’altro la necessità di mantenere un equilibrio tra alleati, correnti interne e una maggioranza non priva di tensioni. In questo quadro, la composizione della giunta diventa un esercizio di equilibrio più che una scelta di indirizzo.
Tutto ciò avviene mentre sul piano amministrativo non si registra ancora un cambio di passo percepibile. Il confronto resta concentrato sui nomi più che sulle deleghe, sugli assetti più che sugli obiettivi. Anche decisioni potenzialmente positive rischiano così di essere lette esclusivamente in chiave tattica.
Al di fuori del perimetro del PD, intanto, vengono avanzate proposte fondate su competenze specifiche. È il caso di Vincenzo Mirabello, indicato come figura in grado di incidere su settori strategici come sviluppo economico e commercio. In questo caso, la logica appare diversa: prima la funzione, poi il nome. Nel dibattito sulla “quota rosa”, invece, il percorso sembra rovesciato.
È questo il nodo politico della vicenda. Se la rappresentanza femminile diventa una variabile di equilibrio interno, rischia di perdere forza e riconoscibilità. Non rafforza automaticamente l’azione amministrativa e non chiarisce l’indirizzo del rimpasto.
Resta quindi una domanda di fondo: l’obiettivo dell’operazione è rafforzare l’azione di governo della città o chiudere una fase di trattativa interna?
Nel primo caso servirebbero scelte motivate, spiegate e collegate a una visione amministrativa. Nel secondo, è sufficiente individuare una soluzione formalmente sostenibile.
Vibo Valentia, però, ha bisogno soprattutto di decisioni politiche chiare e di una giunta costruita sulle competenze e sugli obiettivi, più che sulle necessità del momento.


