Su Disney+ è approdato il sequel di “The Handmaid’s Tale” scritto da Margaret Atwood nel 2019 sulla scia del grande successo della prima serie con Elisabeth Moss
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“Nolite te bastardes carborundorum” (non lasciare che quei bastardi ti schiaccino). Una scritta graffiata su un muro un urlo da combattimento al femminile. Margaret Atwood forse non immaginava che quella sua storia sarebbe diventata una bandiera. E invece è accaduto. Oggi, a quarant’anni dalla pubblicazione de Il racconto dell’ancella, quel romanzo continua a muovere qualcosa nel profondo, fa riflettere e tremare perché la distopia che lo attraversa non appare più così lontana, ma sorprendentemente vicina al presente. Quasi reale.
Nel libro, per contrastare il malcontento sociale generato da guerre e impoverimento, un gruppo di ultraconservatori, fanatici devoti, maschilisti, sostenitori del verbo vetero-testamentario, rovescia il governo degli Stati Uniti e instaura la dittatura di Gilead: un regime teocratico in cui gli uomini detengono il potere e le donne vengono private di ogni libertà, ridotte ad ancelle, strumenti riproduttivi per fronteggiare la crisi delle nascite.
Il cinema si confronta per la prima volta con questa storia nel 1990, con il film diretto da Volker Schlöndorff e interpretato da Natasha Richardson, senza però lasciare un segno profondo. Ma è nel 2017 che il romanzo conosce una nuova vita: la serie The Handmaid’s Tale, con Elisabeth Moss, lo trasforma in un fenomeno globale, riportandolo al centro del dibattito culturale e politico.
Lo scorso marzo a Nashville, durante la manifestazione “No Kings” contro Trump, decine di donne vestite da ancelle, con i mantelli rossi e le cuffie bianche, hanno sfilato in silenzio portando cartelli con i nomi di uomini citati negli “Epstein files”. Ma ancora prima, nel 2017 in Ohio, alcune femministe vestite da ancelle hanno protestato contro la proposta di legge che voleva restringere l'accesso all'aborto.
Il successo straordinario di The Handmaid’s Tale spinge in libreria il racconto distopico (e dispotico) della scrittrice canadese che, nel 2019, rimette mano alla sua storia originale e scrive “I testamenti”, il seguito delle vicende di DiFred, l’ancella protagonista del primo racconto.
“I testamenti”, ora è finalmente approdato su Disney+ e punta a bissare il successo della prima serie restando molto fedele al romanzo. Ambientato quindici anni dopo gli eventi del primo capitolo il racconto si dipana in tre filoni narrativi che si agganciano a tre personaggi: Zia Lydia, Daisy e Agnes destinati a convergere. La serie vede la firma dello showrunner ed executive producer Bruce Miller e di Elisabeth Moss anima, volto e cuore della prima serie. Nel cast la bravissima Ann Dowd (zia Lydia), Chase Infiniti (Una battaglia dopo l'altra) e Lucy Halliday (Blue Jean).
Diversi romanzi della Atwood sono approdati sullo schermo con alterne fortune: come “Alias Grace”, tratto dall’omonimo romanzo e la pellicola sperimentale “The Edible Woman”, del 1979 diretta da Claude Jutra; mentre da anni è in sviluppo La trilogia di Maddaddam, un progetto per la tv tratto da tre romanzi: L'ultimo degli uomini, L'anno del diluvio e L'altro inizio.
L’universo di Margaret Atwood è pronto, ancora una volta, a disturbare, a fare molto male. E forse ciò che continua a colpire non è tanto la radicalità della sua distopia, quanto la lucidità con cui descrive un sistema capace di resistere, adattarsi, o crollare.
Dipende da chi guarda. E da chi resiste.




