L’intuizione del direttore sanitario dell’Istituto Radiologico Valdostano Sudano che ha avviato l’osservazione su 40 soggetti dopo un caso clinico: «Variazioni evidenti dopo l’applicazione, doveroso approfondire». Il progetto, pensato e condotto dal dottore calabrese Luigi Novello
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Tutto parte dall’intuizione del Luigi Sudano, direttore sanitario dell’IRV (Istituto Radiologico Valdostano). Dopo aver osservato variazioni cliniche evidenti in un paziente con Parkinson trattato con dermatomagnetismo statico, ha deciso di trasformare un singolo caso in un’osservazione sistematica su 40 soggetti.
Il progetto, pensato e condotto dal dottore calabrese Luigi Novello, fisioterapista, è stato realizzato grazie alla collaborazione tra lo stesso Novello, l'Associazione Parkinson Valle d'Aosta e l'Irv che ha messo a disposizione le sue figure professionali, ivi compreso il laboratorio analisi e i locali. Il metodo è stato applicato dal fisioterapista Novello, titolare dell'approccio olistico, non invasivo, basato su magneti statici cutanei.
«Quel paziente, – ha detto il dottore Sudano - dopo la seduta con Novello, si muoveva diversamente. Meno rigido, più fluido. Come medico non potevo ignorarlo. Dovevamo capire se era un caso isolato o se c’era qualcosa da studiare con metodo».
I primi dati: 8 su 10 migliorano L’osservazione è in corso. I dati preliminari riguardano i primi 10 pazienti su 40 totali. Tre i fronti monitorati: Sintomi motori: 8 soggetti su 10 riferiscono minore rigidità e maggiore fluidità del movimento subito dopo l’applicazione; parametri strumentali: La fotopletismografia PPG rileva su 9 pazienti un aumento del flusso ematico e della reattività vascolare tra il 30% e il 40%. Registrate anche variazioni del sistema nervoso simpatico e parasimpatico e quindi del sistema nervoso autonomo; dati biochimici: Le analisi delle urine delle 24 ore pre e post trattamento mostrano variazioni nei cataboliti della dopamina in 8 su 10 pazienti. I restanti 30 sono in valutazione.
«Sono dati iniziali. Non è una sperimentazione clinica – ha detto ancora Sudano - e non parliamo di terapia da validare. Ma come struttura sanitaria abbiamo il dovere di osservare, misurare e mettere i dati a disposizione della comunità scientifica».
Le prossime tappe
La raccolta dati proseguirà fino a settembre 2026. IRV e Associazione Parkinson VdA hanno aperto il protocollo e i dati aggregati a gruppi di ricerca interessati a studi indipendenti e randomizzati.
Il progetto non beneficia di contributi economici esterni e tutti gli operatori impegnati svolgono le attività a titolo gratuito. L’attività si svolge in struttura accreditata.
«Se questi segnali – ha concluso Sudano – fossero confermati dal mondo scientifico, potremmo avere un tassello in più per migliorare la qualità di vita dei pazienti. Per ora registriamo. Poi sarà la ricerca a dire se c’è un nesso causale».


