E' una questione aperta quella delle liste d'attesa al reparto di nefrologia e dialisi del presidio Pugliese di Catanzaro. Un limite che si spera di superare in breve tempo mentre si cerca di garantire una cura adeguata ai pazienti con malattia renale cronica
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Sono in tutto 17 i posti rene al Centro dialisi del Presidio Pugliese dell'Azienda Dulbecco di Catanzaro che consentono di trattare 68 pazienti con malattia renale cronica, suddivisi in due turni dal lunedì al sabato. «Oltre a questo bisogna mettere in conto tutti i pazienti che arrivano da Pronto Soccorso, tutti i pazienti che sono ricoverati sia nel nostro che negli altri reparti che necessitano di trattamento emodialitico – spiega il primario - primario. Poi abbiamo due posti tecnici in terapia intensiva e due posti in contumaciale e due posti per le urgenze».
I diritti dei pazienti
Il reparto di nefrologia e dialisi, diretto dallo specialista Salvatore Chiarella , nonostante il bisogno di personale, è in grado di garantire cure adeguate e risposte certe mentre resta la speranza che si possa presto risolvere il problema delle liste d'attesa. «Purtroppo non riusciamo a contenere i tempi delle liste d'attesa che sono lunghi. Considerando che noi abbiamo sette ambulatori ei medici sono dieci e non siamo in grado di aggiungere ulteriori giornate da dedicare ai cronici. Ovviamente ho fatto delle richieste in tal senso e aspetto delle risposte, ma conoscendo chi dirige questa Azienda così che è sensibile a queste problematiche e mi auguro che in tempi brevi vengano risolte».
La sopravvivenza del benessere
Intanto qui è prassi, per chi inizia il percorso dialitico, essere preparato al tanto desiderato trapianto di rene. «Quando si dà al paziente la notizia della malattia, che è sicuramente negativa per il suo stato di salute, è allora che devi dargli anche una chance e fargli capire che c'è un'opportunità – sottolinea Chiarella – e che la sua vita non deve cambiare ma deve continuare a fare quello che faceva affrontando le difficoltà che la vita presenta. E' importante far conoscere non solo la malattia ma anche sensibilizzare alla donazione perché c'è molta disinformazione. Pare che le opposizioni maggiori provengono dalla fascia d'età tra i 18 ei 30 anni e nella nostra regione sono altissime».


