Il bambino affetto da disabilità fornito del dispositivo sanitario per nutrirsi. Il padre: «Le famiglie siano ascoltate»
Tutti gli articoli di Sanità
PHOTO
È stato necessario un esposto presentato a due Procure, quelle di Locri e Catanzaro, per far avere direttamente da un dottore dell’Asp di Reggio un importante ausilio salvavita a Pasqualino Genovese, il bambino di Monasterace affetto da grave disabilità. La vicenda è stata portata alla luce dalle colonne del Reggino nei giorni scorsi, suscitando rabbia e indignazione anche nel mondo istituzionale calabrese.
«Non si dovrebbe arrivare a dover chiedere l’intervento della Procura ogni volta che si verifica una situazione del genere – è il commento di papà Saverio - significa lasciare le famiglie da sole. Le politiche di assistenza domiciliare devono funzionare, bisogna che le famiglie siano ascoltate, anche perché ne va della sicurezza dei nostri figli. Non è la prima volta che ci troviamo in questa situazione e ciò non ci consente di guardare al futuro in modo sereno, Pasquale sta crescendo e le difficoltà aumenteranno. L’obiettivo è garantirgli una vita migliore possibile considerando le sue condizioni. Speriamo che gli uffici dell’Asp prendano coscienza di questo».
Intanto sulla vicenda è intervenuto anche il presidente del tribunale per i diritti del malato e del cittadino Pino Mammoliti, a margine dell’incontro pubblico organizzato a Locri sul tema dell’emergenza sanitaria territoriale. «Questo succede perché non c’è organizzazione sul territorio – ha dichiarato il penalista locrese - è assurdo aumentare le file dei senzatetto della sanità della Locride, soprattutto le famiglie con maggiori difficoltà devono avere risposte immediate. Se chi di competenza non è in grado di darle deve essere allontanato ed esentato dal lavoro. Quale soluzione? Basterebbe che il piano terapeutico fosse rinnovato semestralmente. Una patologia cronica non può essere sottoposta a verifica ogni 20 giorni».



