Quella di ieri non è stata una giornata come le altre per l’ospedale di Locri. Per la prima volta presso il presidio di contrada Verga sono stati eseguiti con pieno successo i primi interventi di cardiologia interventistica. Un traguardo storico che porta la firma di Vittorio Aspromonte, direttore del reparto e motore di una rivoluzione che il territorio attendeva da tempo. Professionista stimato originario di San Giovanni di Gerace, ha scelto di rimettere le proprie competenze al servizio della sua terra dopo un lungo e prestigioso percorso di formazione lontano dai confini regionali. Il suo ritorno ha portato con sé una visione manageriale moderna, subito sostenuta con convinzione dai vertici dell'Asp di Reggio Calabria.

Un dettaglio non trascurabile di questo debutto riguarda la logistica: le procedure sono state infatti effettuate all'interno di una sala operatoria concessa temporaneamente, in attesa che i lavori per la sala angiografica dedicata vengano ultimati. Si è trattato di una scelta deliberata di Aspromonte per lanciare un segnale immediato: la salute dei cittadini non può essere ostaggio dei tempi burocratici quando esistono competenze pronte a operare.

Dietro il successo della sala operatoria batte il cuore di un intero reparto che ha cambiato marcia. Medici, infermieri e oss hanno abbracciato un progetto ambizioso, affrontando sacrifici con uno spirito costruttivo che il primario definisce «una determinazione d’acciaio». Fondamentale è stata anche la sinergia con gli altri dipartimenti del blocco operatorio. I direttori Francesco Sinopoli (Anestesia e Rianimazione), Luigi Brugnano (Chirurgia Generale) e Guido Zavettieri (Ortopedia) hanno garantito la massima collaborazione, permettendo all'équipe cardiologica di lavorare in un clima di totale sicurezza e serenità.

Quello di ieri non è che il punto di partenza. L'orizzonte tracciato da Aspromonte punta ad abbattere l'emigrazione sanitaria, trasformando Locri in un polo capace di attrarre pazienti da tutta la regione. La fiducia nelle istituzioni resta alta, così come l'attesa per il completamento delle infrastrutture dedicate che non devono subire soste. La sfida è lanciata e la promessa che arriva dai corridoi del reparto è secca e senza appello: «Noi non ci fermeremo».