La segreteria regionale di Sinistra Italiana-Avs Calabria attacca la riforma della medicina territoriale proposta dal ministro della Salute Orazio Schillaci, definendola «un altro colpo al diritto alla salute» e denunciando il rischio di un ulteriore indebolimento del sistema sanitario pubblico, in particolare in Calabria. In una nota, Avs precisa di non essere «mai pregiudizialmente contro ad un sistema di medicina territoriale e di prossimità», ma contesta l’impostazione del Governo, accusato di assumere decisioni «calate dall’alto» senza tenere conto delle criticità dei territori.

Secondo il partito, in Calabria la previsione di 62 Case di Comunità sarebbe ancora largamente incompleta, con strutture in alcuni casi solo sulla carta. Da qui le critiche anche al presidente della Regione Roberto Occhiuto, accusato di esultare per «questo provvedimento liberale» e di avere sostenuto scelte ritenute penalizzanti per il territorio. Avs contesta anche il metodo seguito dal ministero, sostenendo che alla Conferenza delle Regioni non sia stata presentata una bozza del provvedimento ma soltanto «delle slides», senza un confronto preventivo con tutti i sindacati rappresentativi dei medici e con le commissioni parlamentari competenti.

Nel mirino, in particolare, il cosiddetto «modello a doppio canale» per i medici di medicina generale, definito «confuso e contraddittorio» e non coerente con le condizioni reali dei territori. Secondo Avs, in assenza di un rafforzamento concreto della sanità territoriale, «il rischio vero che si corre è il solo smantellamento di presidi di prossimità», con il conseguente trasferimento del carico assistenziale su ospedali e pronto soccorso.

Il partito richiama inoltre i dati dell’emergenza sanitaria in Calabria, parlando del 27% dei cittadini che ha rinunciato alle cure, e denuncia una situazione segnata da «Cup, liste d’attesa e tempi infiniti, l’esodo sanitario», oltre alla progressiva riduzione dei presidi nelle aree interne. Nel documento viene infine ribadita la contrarietà all’autonomia differenziata, ritenuta responsabile di una «sanità diversa a seconda del territorio in cui si vive», con il rischio di un diritto alla salute garantito solo in alcune aree del Paese.