C’è un momento, quando parte “Il tempo delle cattedrali”, in cui il PalaCalafiore smette di essere un palazzetto e diventa teatro, piazza, cattedrale emotiva. È lì che si misura la forza senza tempo di Notre Dame de Paris, l'opera musical tornata a Reggio Calabria con il tour celebrativo del venticinquesimo anniversario e capace, ancora una volta, di travolgere il pubblico. Di farlo emozionare e cantare una storia senza tempo.

La prima reggina si è chiusa tra standing ovation, applausi interminabili, lacrime e cori. Un debutto sold out che ha confermato il legame profondo tra la Calabria e quello che viene considerato uno degli spettacoli più iconici della storia del musical contemporaneo. Sul palco, gran parte del cast originale, da Gio di Tonno a Vittorio Matteucci, accompagnato dalle musiche di Riccardo Cocciante, in un racconto che continua ad attraversare generazioni senza perdere intensità.

Da “Bella” a “Balla mia Esmeralda”, passando per “I clandestini”, “Luna”, “Le campane” e “Dio ma quanto è ingiusto il mondo”, ogni quadro scenico ha trascinato il pubblico dentro la storia tragica e immortale di Esmeralda e Quasimodo: "nella morte che dà la vita, all'amore che mai non muore". Coreografie spettacolari, acrobati sospesi nel vuoto, giochi di luce e una scenografia in continuo movimento hanno trasformato il PalaCalafiore in una macchina teatrale imponente, costruita attorno a un palco lungo oltre quaranta metri che occupa metà dell’impianto reggino, uno dei più grandi d'Italia.

Dietro la tappa calabrese c’è la firma di Ruggero Pegna, che ha voluto questo ritorno sullo Stretto in un anno speciale della sua carriera: il quarantesimo anniversario di attività nell’organizzazione di eventi. «È stata una prima straordinaria per l’entusiasmo e soprattutto per le emozioni che ho vissuto», racconta. «Facevo dei conti: oltre duemila eventi, circa tre milioni di spettatori, centinaia di format. Notre Dame de Paris ha segnato ben ventiquattro anni di questi quarant’anni». Un rapporto nato nel 2002, quando lo spettacolo arrivò per la prima volta in Calabria grazie allo storico produttore David Zard. Da allora, il musical è tornato più volte nella regione, diventando uno degli appuntamenti simbolo della programmazione firmata Pegna. «Questa è la sesta volta che arriva in Calabria», sottolinea il promoter. «Dopo Catanzaro nel 2002, Reggio Calabria nel 2004, nel 2016 e nel 2022, fino all’esperimento dello stadio di Cosenza nel 2017. Sempre migliaia di persone, sempre un entusiasmo incredibile».

Sold out ieri sera al Palacalafiore di Reggio Calabria per Notre Dame de Paris, unica tappa in Calabria per il tour del 25° anniversario dell'opera firmata da Riccardo Cocciante, che resterà in scena in riva allo Stretto fino a domani.

Le repliche serali viaggiano verso il tutto esaurito e restano ancora disponibili gli ultimi biglietti per assistere allo spettacolo, mentre l’apertura straordinaria del matinée del sabato anche al pubblico ha permesso di ampliare ulteriormente la partecipazione. «Chi vuole aggiungersi può ancora farlo», ricorda Pegna, rilanciando l’invito a vivere dal vivo uno spettacolo che continua a richiamare pubblico da tutta la Calabria e dalla Sicilia.

Dietro la magia del palco si muove una macchina organizzativa gigantesca: 440 notti d’albergo, 800 pasti, 200 operai al lavoro, tecnici specializzati e una struttura scenica mastodontica. «Per dieci centimetri il palco ha sfiorato il cubo dei punteggi del palazzetto», racconta sorridendo Pegna, restituendo la dimensione reale di uno spettacolo che continua a sorprendere anche dopo venticinque anni. Nel ringraziare Clemente Zard, che ha raccolto l’eredità del padre David, Pegna rivendica con orgoglio un percorso costruito portando in Calabria i grandi eventi della musica, del teatro e della televisione italiana e internazionale. «Questo entusiasmo della gente è il premio più grande», dice.

E forse è proprio lì il segreto di Notre Dame de Paris: nella capacità di restare immensa e popolare, spettacolare e profondamente umana. Perché tutti, ma proprio tutti, possiamo trovare un piccolo Quasimodo in ognuno di noi, come una piccola Esmeralda e la purezza delle sue danze gitane spensierate. Mentre quel “tempo delle cattedrali” continua, ancora oggi, a commuovere intere generazioni.