Dalla gioia del ritorno alla profondità di una ferita aperta sei anni fa: la metamorfosi dell’artista che punta alla vittoria di Sanremo 2026. Stasera l’attesa cover con il gigante del jazz Gregory Porter
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C’è un momento preciso in cui la musica smette di essere solo ritmo e diventa una necessità vitale. Per Serena Brancale, quel momento è arrivato sul palco dell'Ariston, trasformando la sua partecipazione a Sanremo 2026 in un rito di guarigione. Rispetto all'anno scorso, quando festeggiava il ritorno al Festival dopo un decennio con un’esplosione di gioia, oggi la Brancale si presenta con una consapevolezza nuova, figlia di un dolore silenzioso durato sei anni.
Una lettera trasformata in musica
«Sono più consapevole» confessa l'artista, visibilmente emozionata. «Durante un tour ho capito che portavo dentro una ferita irrisolta. Cercavo di curarla cantando, ma questo brano racconta un dolore profondo che mi accompagna da tempo». Il motore di questo cambiamento è stata una lettera alla madre, figura centrale della sua vita e della sua formazione artistica. Un percorso catartico che l'ha portata a scegliere di indossare, proprio per la serata di domani, un vestito appartenuto alla mamma.
Il passaggio da "personaggio" a "figlia"
«Quest'anno sono più figlia che persona. Ho ricevuto un’ondata di amore incredibile da chiunque abbia vissuto una perdita cara. Portare sul palco la mia parte più intima, con un vestito color fango, senza paura di essere me stessa, è la mia vittoria».
Il rapporto con la sorella e il "balletto" delle emozioni
Non è stato un percorso solitario. Al suo fianco, a dirigere l’orchestra, c’è la sorella Nicole Brancale. Un’intesa che non è stata immediata: «Le ho proposto il pezzo, inizialmente era titubante perché non viveva il dolore come me, ma poi ha accettato. Il nostro primo abbraccio in prova è stata una liberazione bellissima».
Nonostante i favori del pronostico – con un endorsement d’eccezione come quello di Al Bano – la sfida più grande per Serena resta tecnica e psicologica: gestire la voce mentre l'emozione preme in gola. «Ieri mi sono dovuta concentrare per non piangere prima del ritornello. È più difficile parlare di certi ricordi che cantarli. Ma mia mamma era una cantante, credeva in me più di quanto facessi io: sto portando avanti il suo sogno, e questo mi dà una forza immensa».
La serata delle cover: un ponte tra Bari e New York
Stasera l’asticella si alza ulteriormente. Serena Brancale porterà sul palco la giovanissima Delia Buglisi e una star internazionale del calibro di Gregory Porter. Insieme eseguiranno una versione intensa di Besame Mucho.
«Ho conosciuto Gregory a New York, è nata una stima reciproca immediata,» spiega Serena. «Cantarla con lui è un sogno che si avvera. Sarà un martello pneumatico di emozioni». La scelta musicale, un crescendo teatrale e potente, è un omaggio alla perfezione tecnica che la madre esigeva: «Sarebbe impazzita di gioia. Mi avrebbe detto di non muovere troppo gli occhi che brillano. Le avrei risvegliato quelle canzoni d’amore che condivideva con mio padre».
Mentre la classifica la vede tra i favoriti, Serena Brancale sembra aver già vinto la sua gara personale: quella contro il silenzio. Ogni volta che alza il braccio verso il cielo durante l’esibizione, non è solo un gesto coreografico, ma un segnale diretto a chi, da qualche parte, continua a farla cantare.


