Il calcio italiano entra in una delle sue zone più pericolose: quella in cui il sospetto non riguarda soltanto un errore arbitrale, una decisione al Var o una polemica del lunedì, ma il cuore stesso del sistema delle designazioni. L’inchiesta della Procura di Milano che coinvolge Gianluca Rocchi, capo degli arbitri di Serie A e B, autosospeso sabato, si allarga e porta con sé una domanda pesantissima: con chi avrebbe parlato Rocchi a San Siro per “combinare” la scelta di arbitri ritenuti più o meno graditi all’Inter?

È questo il punto che può cambiare la portata dell’intera vicenda. Perché un conto è contestare una decisione, un errore, una valutazione tecnica. Altro è ipotizzare che le designazioni siano state orientate in modo da incidere sul percorso di una squadra. Se questa ipotesi trovasse riscontri, il problema non riguarderebbe solo Rocchi, l’Aia o una singola stagione, ma il residuo di credibilità del calcio italiano.

Rocchi indagato per frode sportiva e il nodo delle designazioni dell’Inter

Secondo la ricostruzione della Procura milanese, Rocchi è indagato per frode sportiva per aver “pilotato” le designazioni di almeno due partite dei nerazzurri. Il passaggio chiave sarebbe avvenuto il 2 aprile 2025 al Meazza. In quell’occasione, il capo dei designatori avrebbe deciso di affidare a Daniele Doveri la semifinale di ritorno di Coppa Italia del 23 aprile successivo. Una scelta che, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe avuto un effetto preciso: “schermare” Doveri, considerato poco gradito alla dirigenza interista, evitando che potesse dirigere l’eventuale finale di Coppa Italia o le gare di campionato più delicate dell’Inter. Non solo. Sempre in quella stessa occasione sarebbe stata “combinata” anche la designazione di Andrea Colombo per Bologna-Inter del 20 aprile, arbitro invece considerato gradito al club nerazzurro. È una ricostruzione esplosiva, ma ancora piena di punti da chiarire. Il principale riguarda proprio le “più persone” con cui Rocchi avrebbe agito in concorso. Chi sarebbero? Dirigenti? Intermediari? Altri esponenti del mondo arbitrale? Al momento il capo di imputazione non lo dice.

Altri due arbitri indagati e il caso Inter-Verona

L’inchiesta milanese non si ferma però a Rocchi e Gervasoni. Nel fascicolo risultano coinvolti anche Daniele Paterna, per falsa testimonianza, e altri due arbitri. Uno è Luigi Nasca, già chiamato in causa per Salernitana-Modena, ma anche per Inter-Verona del 6 gennaio 2024. In quella partita finì nel mirino la mancata sanzione di una sospetta gomitata del nerazzurro Alessandro Bastoni, episodio che contribuì ad alimentare polemiche e sospetti.

Con Nasca, quel giorno al Var, c’era come assistente Rodolfo Di Vuolo, convocato nei mesi scorsi in Procura. Il fascicolo su Inter-Verona era nato dall’esposto di un tifoso veronese e avvocato, Michele Croce, presentato il 7 gennaio 2024. Il legale di Di Vuolo, Simone Ciro Giordano, ridimensiona la vicenda: il procedimento sarebbe stato aperto due anni fa dopo la denuncia, ma da allora non sarebbero arrivati sviluppi concreti e, secondo la difesa, potrebbe andare verso l’archiviazione. Leggi l'articolo completo su LaCapitale News