Domani al Granillo la Reggina scenderà in campo per l'ultima giornata del girone I di Serie D contro il Sambiase. Una partita che, oltre ad essere determinante per le sorti del campionato, arriva in un momento particolarmente delicato per la squadra, divisa tra gli ultimi sforzi per la promozione e una contestazione che si prevede sugli spalti.

In conferenza stampa, mister Alfio Torrisi ha affrontato diversi temi cruciali, dalla gestione della pressione esterna alle difficoltà riscontrate nella stagione. La sua riflessione è partita dalle dichiarazioni sui numeri ottenuti dalla squadra, in particolare sul rendimento nella prima parte del campionato.

«Poco rispetto verso il precedente allenatore? Rimango veramente sorpreso. Moltissimi pseudo giornalisti e opinionisti strumentalizzano le mie dichiarazioni. Ho parlato della mia media punti e questo è un dato oggettivo. Dire degli otto punti dopo otto partite sono numeri, non ho mai discusso su problemi tecnici e tattici, semmai di avere trovato una squadra imbarazzante dal punto di vista fisico. Ho sempre detto che la Reggina avrebbe lottato fino all’ultima giornata per la vittoria del campionato e in quel momento mi sono preso enormi responsabilità. Quando dico che questo è il massimo che potevamo fare, non voglio sminuire il lavoro della squadra e la qualità della rosa, abbiamo fatto più punti di tutti. Ripeto, si è fatto il massimo. Chi pensa che si potevano vincere tutte le partite si sbaglia. Io so cosa vuol dire vincere tutte le partite, perché l’ho fatto. Tutti i record con il Trapani li ho fatti io, nessuno ha fatto meglio di me. Ma se lo dico divento poi presuntuoso. L’unica prestazione indegna di questa squadra è stata il secondo tempo con il Lamezia. Basta. Riguardatevi le partite con Acireale e Gela, dominate, tante palle gol, se poi si sbaglia davanti alla porta cosa dobbiamo fare?».

Torrisi ha poi parlato della contestazione che potrebbe accogliere la squadra domani al Granillo. Un tema che tocca da vicino la gestione emotiva della squadra, che quest’anno ha alternato momenti di grande spinta a periodi di difficoltà. Il tecnico ha riconosciuto che il clima di contestazione non ha mai giovato alla squadra, come dimostrato nei periodi più difficili della stagione, quando la curva ha cessato le critiche e la Reggina ha cominciato a vincere con maggiore regolarità.

«La contestazione possibile? Di sicuro non aiuta la squadra e ne abbiamo avuto la dimostrazione durante la stagione. Quando hanno smesso di contestare abbiamo iniziato a vincere e loro hanno grandi meriti. Certo, sono molto preoccupato se dovesse arrivare la contestazione. A prescindere da questo è doveroso da parte nostra giocare al massimo e con ferocia. Il Sambiase è una buona squadra che ha fatto le cose migliori in trasferta. Domani è il 3 di maggio e la curva farà la contestazione. Io e nessun altro ha preso l’impegno con la Curva, io solo. E fino al 3 maggio lo hanno rispettato e devo ringraziarli tutti per il sostegno che ci hanno dato. Domani quello che c’è da ascoltare, lo ascolteremo in silenzio e quando non si vince è giusto che sia così. Ma alla squadra non posso rimproverare nulla, anche in questa settimana si sono allenati a mille all’ora».

Il mister non ha esitato a fare un bilancio della stagione, soffermandosi sul futuro e sull'importanza di continuare il lavoro per cercare di arrivare in Serie C. Un percorso che Torrisi considera come un'opportunità di crescita, sia personale che collettiva, per la squadra e per la città di Reggio Calabria.

«Reggio nel mio percorso di crescita mi lascerà tanto. La Reggina ha storia, blasone, si respira un calcio diverso. Per me è stato un onore essere su questa panchina e devo ringraziare il patron Ballarino, è stato lui l’artefice della mia scelta. Ho allenato a Trapani ma la piazza di Reggio è imparagonabile. La Reggina è un privilegio per pochi, sul futuro onestamente ho le idee molto chiare con la società ho parlato nel momento in cui ho firmato il contratto. La mia volontà è quella di continuare per portare la Reggina in Serie C, ma sono cose che deve dire la società. Quello che non mi posso rimproverare è l’applicazione al lavoro. Ogni giorno, tutti i giorni anche per venti ore. E poi vi posso garantire che il Dt Bonanno del quale si parla troppo poco, ha fatto un grande lavoro, persona di grande competenza, c’entra poco con questa categoria. Lui è stato fondamentale nei momenti bui, anche i miei, per esempio dopo la sconfitta con l’Athletic Palermo. In quel momento ho scoperto un grande uomo, insieme a lui anche il DG Praticò che ringrazio. Adesso non molliamo, c’è l’obbligo morale di continuare e aspettare qualche notizia extra campo».

L’allenatore ha anche parlato della stagione con un senso di autocritica, pur senza nascondere il rammarico per ciò che non è stato raggiunto. Un campionato che, secondo Torrisi, è stato molto vicino a coronare il sogno della promozione, ma che ha avuto qualche ostacolo che non ha permesso di raggiungere il risultato finale.

«Le due vittorie a Palermo e Barcellona non erano scontate. Abbiamo vinto tutti gli scontri diretti quest'anno, ma ne abbiamo steccato uno. E questo, a me, non mi dà pace. Perché chi meglio di me, a un certo punto, veramente ha creduto di averlo vinto il campionato. Io credevo veramente di averlo ormai vinto, mentalmente ormai ero convinto che ce l’avremmo fatta. Mentre prima ci speravo, ci lavoravo per realizzarlo questo sogno, ma poi è stato un attimo... davvero, cioè, in una maniera così naturale parlavamo di Serie C negli uffici, di programmare la Serie C. Ma perché tra di noi eravamo certi di quello che si stava facendo e di quello che potevamo raggiungere. Però, va sottolineato che sarebbe stato un miracolo, per quello che è stato il percorso. Purtroppo non ci siamo riusciti, è colpa mia. Bisogna che lo faccia anch’io, guai a dire che non ho responsabilità. Io sono il primo a prendermele, perché evidentemente dovevo fare qualcosa in più che non ho fatto. Perché io poi sono autocritico. Qualcosa l’avrò sbagliata, ma non c’è dubbio su questo. Per uno come me, che lavora 20 ore al giorno, è un rammarico enorme, perché dovevo fare qualcosa in più e non ci sono riuscito».