Lorica a 33 gradi. È l’immagine più impressionante della nuova ondata di caldo che sta investendo la Calabria. Non siamo sulla costa, né in una pianura arroventata: siamo nel cuore della Sila, a oltre 1.300 metri di quota, dentro uno dei più preziosi sistemi forestali del Mezzogiorno.

Il dato di Lorica è reale: venerdì 28 agosto la temperatura ha raggiunto i 32,8 gradi nelle ore centrali della giornata, sfiorando quota 33. Anche oggi, sabato 29 agosto, i valori restano su livelli analoghi. Per chi vive in questi luoghi si tratta di temperature senza precedenti nella memoria recente. E le prime verifiche sulle serie disponibili non restituiscono facilmente valori comparabili, vicini ai 35 gradi, nel cuore della montagna calabrese.

Trentatré gradi a questa quota non sono un numero qualsiasi. Sono il segnale di quanto il clima sia cambiato anche in montagna.

Da Lorica a Camigliatello, fino a San Giovanni in Fiore — dove si è andati ben oltre i 35 gradi — la Sila Grande sta vivendo giornate nelle quali anche le quote più alte vengono aggredite da temperature che, fino a pochi anni fa, avremmo associato alle coste e alle pianure.

E la montagna non è preparata a questo.

A soffrire sono i boschi, il sottobosco, la fauna, le riserve idriche e gli equilibri delicatissimi dell’ecosistema. Il caldo estremo arriva dopo settimane di siccità, con una vegetazione già provata e una stagione degli incendi particolarmente pesante.

La Sila non è più soltanto il luogo in cui cercare sollievo quando nelle città calabresi il termometro supera i 35 gradi. Anche qui il caldo ha raggiunto livelli straordinari.

C’è poi un elemento che dovrebbe preoccuparci più di ogni altro: la montagna calabrese è una grande riserva ambientale della regione, ma è anche un territorio fragile. Vaste aree boschive hanno bisogno di manutenzione, prevenzione e gestione costante.

Quando il caldo estremo incontra boschi secchi, vegetazione stressata e terreni impoveriti da mesi di scarse piogge, il rischio cresce.

Non è soltanto una questione di temperatura.

È una questione di equilibrio.

E quei 33 gradi di Lorica, nel cuore della Sila, sono un campanello d’allarme che la Calabria non può permettersi di ignorare.