VIDEO | Il cantautore nel quartiere Timpone Rosso, caratterizzato storicamente da una forte presenza di famiglie di origine rom, per incontrare i bambini “figli del cuore” del docente Dionesalvi che da 24 anni porta in strada cultura ed emozioni
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Ci sono sere in cui le canzoni smettono di essere soltanto tracce in un album o note suonate sul palco di un palazzetto diventando narrazione di persone e storie di. È esattamente quello che è successo nel quartiere Timpone Rosso di Lauropoli, frazione di Cassano all'Ionio, durante la visita speciale del cantautore calabrese Brunori Sas (Dario Brunori). Una presenza che non ha avuto nulla a che fare con il classico "firmacopie" o con le tappe promozionali dei tour tradizionali, ma che si è trasformata in un momento incontro ed empatia profonda. Un evento nato spontaneamente dall'incontro tra chi fa informazione in strada e chi, la strada, la abita ogni giorno per fare scuola e cultura.
A svelare le radici profonde di questa giornata estemporanea di festa e musica è Claudio Dionesalvi, docente che da ben 24 anni lavora instancabilmente in questo territorio. Per Dionesalvi e per i suoi colleghi, portare Dario Brunori tra le case popolari Timpone Rosso significa compiere un atto pedagogico rivoluzionario: «Proviamo a portare la scuola nei luoghi in cui la scuola è nata 2500 anni fa, per strada».
Timpone Rosso è un quartiere vivo, un bacino umano importantissimo da cui provengono alunni e alunne che il docente definisce senza esitazione «ragazzi meravigliosi», sostenuti da famiglie che tengono in modo viscerale alla loro frequenza scolastica. L'arrivo di Brunori ha trasformato il perimetro del quartiere in un'aula a cielo aperto. La scelta di fare tappa proprio qui, in una comunità caratterizzata storicamente da una forte e radicata presenza di famiglie di origine rom, risponde a una precisa affinità elettiva e culturale. Come sottolineato da Dionesalvi, esistono almeno due tratti fondamentali che collegano l'anima del popolo rom alla poetica del cantautore cosentino: la vocazione alla libertà e il viaggio. Il popolo rom custodisce da sempre una viscerale spinta verso l'autodeterminazione e la libertà; parallelamente, la produzione artistica di Dario Brunori è strutturata sull'idea del viaggio, inteso come esplorazione interiore e superamento dei confini geografici. Le sue canzoni parlano proprio della necessità di esplorare noi stessi e, soprattutto, di guardare all'altro con amore, gioia e assoluta assenza di diffidenza. Portare questa musica al Timpone Rosso è stato un atto di pura fratellanza e rispetto reciproco.
Ed è stato lo stesso Brunori a spiegare lo spirito, privo di filtri, con cui si è lasciato travolgere dall'abbraccio del quartiere, richiamando una dimensione intima e poetica: «Nei miei testi solitamente cerco più che altro di mantenere verso me stesso, e poi anche di dire alle persone a cui canto le mie canzoni, che mantenere uno sguardo bambino sul mondo, cioè, come diceva Pascoli, il fanciullino interiore. Sicuramente aiuterebbe a vivere la vita e anche magari a rendere il mondo un posto migliore. Anche oggi devo dire che io vengo qui e mi ringraziano loro, ma devo ringraziare io loro per quello che mi danno, per quello che mi chiedono e per l'entusiasmo genuino che mostrano nei confronti delle mie canzoni». Questo approccio orizzontale ha offerto ai tanti giovani presenti uno stimolo forte a guardare oltre i limiti imposti dalla quotidianità. Crescere in Calabria significa spesso scontrarsi con il fantasma dell'isolamento, un nodo generazionale che Brunori ha voluto sciogliere con le sue parole: «Sicuramente siamo cresciuti tutti, anch'io sono cresciuto in Calabria, con l'idea che fossimo in un posto di periferia del mondo. Intendo dire un posto in cui le cose non potevano accadere. Mi fa piacere se magari il mio percorso in qualche modo può essere testimonianza di una possibilità: che è possibile anche qui, con tutte le difficoltà del caso, cercare di guardare oltre e non credere che è stato sempre così, è così e sarà sempre così. Si può cambiare».
Il cambiamento a Timpone Rosso non ha bisogno di essere importato dall'esterno. Lo ha notato lo stesso Brunori, sorpreso dalla maturità dei suoi giovani interlocutori: «Devo dire che i ragazzi mi hanno già testimoniato che le idee ce l'hanno chiarissime sul cambiamento». La giornata si chiude così, tra i muri colorati dalla street art occasionale, le note suonate all'aperto di una canzone regalata e la promessa di non cedere alla rassegnazione. Quei "figli del quartiere" che Claudio Dionesalvi porta nel cuore, anche quando sono costretti a emigrare per cercare fortuna altrove, sanno che oggi la periferia ha smesso di essere un margine dimenticato per diventare, grazie all'unione tra scuola e musica, il centro esatto di una bellissima possibilità.

