La sconfitta di Perrotti è soprattutto quella del suo sponsor politico. Nel feudo storico del consigliere regionale gli elettori scelgono il cambiamento e mandano un messaggi chiaro: il passato conta fino a un certo punto
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Alcune sconfitte valgono molto più di un semplice risultato elettorale. E poi ci sono sconfitte che assumono quasi il significato di una fine di ciclo politico.
Quella consumata a Castrolibero sembra appartenere alla seconda categoria. Francesco “Ciccio” Serra conquista il Comune per una manciata di voti, circa quaranta. Un margine minimo sul piano numerico, enorme sul piano politico. Perché a perdere non è soltanto Nicoletta Perrotti. A uscire realmente battuto da questa competizione è soprattutto Orlandino Greco.
Per oltre trent’anni Greco ha costruito qui la propria storia politica. Da Castrolibero è partita la sua ascesa, qui ha consolidato consenso, qui ha costruito relazioni, alleanze, vittorie e un’identità politica che nel tempo lo ha portato a diventare una figura regionale di primo piano.
Era il territorio dove sembrava quasi impossibile immaginare una sua sconfitta. E invece la politica, quando decide di cambiare fase, lo fa spesso nel modo più duro: nel luogo che consideravi casa.
La candidatura di Nicoletta Perrotti aveva inevitabilmente assunto anche il valore di una verifica personale. Non era soltanto una corsa amministrativa. Era una prova di forza politica. Un test sul peso reale che Greco continuava ad avere sul suo territorio storico. Il risultato delle urne ha raccontato qualcosa di diverso.
E forse il dato più significativo non è neppure la sconfitta in sé. È il contesto in cui quella sconfitta è maturata. Nel corso del tempo alcuni compagni di viaggio, protagonisti di stagioni politiche condivise, hanno progressivamente preso altre strade o scelto posizioni differenti. In politica il consenso è fatto di rapporti, appartenenze, fedeltà e presenze sul territorio. Quando alcuni pezzi iniziano a staccarsi, anche le strutture che sembravano più solide possono improvvisamente perdere equilibrio.
Ma c’è anche un altro elemento che pesa nella lettura di questo risultato. In questi ultimi anni molti cittadini hanno avuto la percezione di un paese che abbia perso slancio: attività commerciali che hanno chiuso o lasciato il territorio, una centralità nell’area urbana che si è progressivamente affievolita, la sensazione diffusa che Castrolibero non sia riuscita a stare al passo con i cambiamenti. Anzi. Sono gli stessi cittadini, spesso, a raccontare un sentimento di immobilismo, l’idea che il paese non sia andato avanti.
La politica sa essere spietata: per trent’anni puoi vincere quasi tutto, ma alla fine non conta quello che hai fatto ieri. Conta ciò che gli elettori decidono oggi.
E Castrolibero, con una quarantina di voti appena, sembra avere mandato un messaggio preciso: voltare pagina.


