L'attivista dell'associazione Ta'ayush al fianco delle comunità vessate in Cisgiordania ea Gaza: «Sono in atto una occupazione violenta e un genocidio. Da esseri umani abbiamo il dovere di sostenere la loro causa sempre e ovunque». L'incontro, organizzato dal coordinamento Pro Palestina, nella Casa del Popolo sezione Anpi Ruggero Condò
Tutti gli articoli di Società
PHOTO
Non rivela il suo cognome e non ci sono foto o video che lo ritraggano in volto. Accortezze necessarie perché il suo attivismo per la causa palestinese è intenso e lo espone in prima persona. Dunque una riservatezza necessaria che, tuttavia, non frena né attenua la sua voce ferma, forte e chiara che risuona in tutta Europa. Lui è Guy, cittadino israeliano schieratosi al fianco dei palestinesi, e porta la sua testimonianza di resistenza accanto a chi, sotto i suoi occhi che non si girano dall'altra parte, è oppresso ogni giorno in Cisgiordania ea Gaza . La sua voce è arrivata anche a Reggio Calabria, presso la casa del Popolo sezione Anpi Ruggero Condò, nell'ambito dell'incontro promosso dal coordinamento Pro Palestina.
Attivista dell'associazione Ta'ayush (“vivere insieme” in arabo), organizzazione di arabi ed ebrei fondata durante la Seconda Intifada, che documenta e denuncia gli attacchi ai civili palestinesi e le condizioni di invivibilità e pericolo alle quali sono costretti, nella terra in cui sono nati e in cui le generazioni precedenti alla loro hanno sempre vissuto.
«Denunciamo quanto accade nei territori occupati in Cisgiordania dove da secoli vivono comunità che hanno diritto a restare in quella terra e che stanno resistendo all'oppressione. Cerchiamo – racconta Guy - di condividere questo impegno con altri gruppi di attivisti, giornalisti, diplomatici, avvocati per tutelare i palestinesi e i loro diritti. Occorre un intervento esterno per ristabilire diritti e uguaglianza. Senza la fine dell'occupazione israeliana non saranno mai possibili pace e giustizia e il rispetto dei diritti umani anche per la popolazione palestinese che ad oggi non può decidere della sua vita ed è costretta a resistere ad una occupazione violenta e ad attacchi mortali.
Dalla presunta “tregua” a Gaza del 20 ottobre scorso - prosegue l’attivista israeliano Guy – il genocidio del popolo palestinese non si è mai fermato. È in atto un piano di distruzione ed eliminazione della popolazione di Gaza. Le persone vengono uccise in modo massivo oppure vengono create condizioni che rendano impossibile sopravvivere. Senza cibo, senza acqua, senza servizi, senza trasporti. Tutto viene distrutto, case, scuole, chiese. Questa è la situazione a Gaza: invivibile.
L'assedio continua mentre il Board of Peace esiste solo per perseguire interessi altri, prevalentemente economici. Ogni prospettiva di giustizia e autodeterminazione viene sistematicamente negata al popolo palestinese - rimarca ancora Guy – alla cui sopravvivenza nessuno sembra davvero interessato. L'unica soluzione possibile credo possa derivare da un intervento esterno che però sancisca l'uguaglianza dei diritti tra israeliani e palestinesi invece di depredare risorse e garantire interessi economici.
La situazione a Gaza e in Cisgiordania è oltre ogni limite. Gaza è anche isolata. Davvero pochi aiuti riescono a entrare. Persone vengono uccise e chi sopravvive, sta in condizioni davvero estreme. Nessuna sicurezza – denuncia ancora Guy – viene garantita nella realtà a questo popolo. Il genocidio e la distruzione proseguono senza alcun intervento davvero risolutivo».
Amplificare la voce del popolo palestinese
Una situazione al limite anche in Cisgiordania dove da decenni le comunità palestinesi subiscono vessazioni dai coloni. Attacchi, aggressioni mortali, furti di bestiame, distruzione di uliveti e coltivazioni, demolizioni di abitazioni e infrastrutture essenziali.
Dunque un piano di pace che continua a escludere i Palestinesi e la loro voce e invece un chiaro piano di distruzione che continua ad essere attuato proprio nei loro confronti ogni giorno. Una situazione insostenibile che ha bisogno di impegno e di un'azione decisa contro questo agire a tutte le latitudini.
«È difficile dire quale valore possa avere la mia testimonianza fuori dai confini dei paesi in cui avviene ciò che denuncio e che mi impegno con l’associazione a fermare. Posso dire con quale spirito lo faccio: dare voce a chi si oppone all’azione di Israele. Una voce che non si sente e che dunque cerco di amplificare. Dall’Italia e da altri paesi europei arriva il supporto alla causa palestinese. Ed è un supporto che può essere decisivo. È molto importante – sottolinea Guy – che le persone levino la loro voce a sostegno del popolo palestinese, che espongano il loro punto di vista, che esercitino pressioni sui loro amministratori.
Le persone che sostengono la causa palestinese possono sensibilizzare le loro comunità locali, i loro governi affinchè si conosca la reale situazione e si agisca per cambiarla. In quanto esseri umani, non importa di dove siamo, abbiamo il dovere di alzare la voce e cercare di fermare questo genocidio».
Israeliano accanto ai palestinesi
Una testimonianza forte di un giovane che fin da ragazzino si è misurato con le ingiustizie di cui ha visto rimanere vittime persone che conosceva per il solo fatto di essere palestinesi. In quel momento ha scelto da quale parte stare in questa storia e di quella scelta ne ha fatto un impegno quotidiano, e anche pericoloso.
«Quanto ero adolescente – racconta l’attivista israeliano Guy – ho iniziato a capire cosa stessa accadendo nel luogo in cui vivevo. È stato chiaro per me, dalla mia esperienza e dai rapporti che avevano con persone palestinesi, che loro fossero vittime del popolo israeliano che li vessava. Allora avevo già capito che in questa storia sarei stato dalla parte delle vittime.
Sono israeliano e sono ebreo ma in questa storia sono dalla parte dei palestinesi. Non ho scelto di essere israeliano. Nessuno mi ha chiesto dove avrei voluto nascere e che cittadinanza avrei voluto. I palestinesi lo sanno e ormai vedono in me un alleato nella loro causa. Vediamo le cose allo stesso modo. Io, come loro e con loro, desidero pace e giustizia, obiettivi comuni che possono essere raggiunti solo con un'azione per ottenere uguaglianza dei diritti. Condividiamo gli stessi obiettivi con il fine di garantire al popolo palestinese di vivere liberi nella loro terra, come me e come chiunque altro nel mondo. Da essere umano non posso che essere dalla loro parte».
La coesistenza solo con pari diritti
E sull'ipotesi di coesistenza, l'idea di Guy è chiara e coerente. «La coesistenza è possibile tra persone e popoli alla pari. I palestinesi non sono considerati cittadini al pari degli israeliani, persone con gli stessi diritti. I palestinesi sono soggetti ad occupazione, non possono decidere della loro vita. Non sono liberi nella loro terra. Parlare di convivenza come condizione oggi esistente in quelle terre significa essere disconnessi dalla realtà. Israele sta rafforzando la sua supremazia senza riconoscerne al popolo palestinese e dunque tra chi domina e chi è vittima non può esserci convivenza. Fin quando i palestinesi non avranno gli stessi diritti, alcuna convivenza sarà possibile perchè sarà in atto un’oppressione che occorre fermare per creare le condizioni per una reale e pacifica coesistenza».
E fino ad allora occorre resistere e non desistere.
Il valore della resistenza
«I palestinesi devono poter sopravvivere nella loro terra, nella terra in cui sono nati e dove generazioni prima di loro hanno vissuto, da persone libere di decidere della loro vita. Penso che resistere significa compiere ogni sforzo necessario ciò accada. Questa è la mia resistenza quotidiana. Sono in atto una occupazione violenta e un genocidio. Da esseri umani abbiamo il dovere di sostenere la loro causa sempre e ovunque».



