Il 13 febbraio scorso, due settimane fa, la Piana di Sibari non è stata solo sommersa dall'acqua, è stata investita da una sorta di "battesimo del fango" che ha riscritto, in poche ore, la geografia emotiva e fisica del nostro territorio. Il fiume Crati, troppo spesso sottovalutato come una presenza scenografica nel paesaggio, ha smesso di scorrere per trasformarsi in una minaccia solida, pesante, che ha reclamato il possesso delle terre che un tempo, forse, gli appartenevano.

La cronaca di quel venerdì 13 (alla faccia di chi è scaramantico) ha radici profonde. Il monitoraggio attento del pomeriggio, condotto fianco a fianco con il sindaco di Cassano, Gianpaolo Iacobini, era nato dalla consapevolezza che quel "gigante" stava superando i livelli di guardia. Alle 17:30, la tregua sembrava reggere. Il respiro era sospeso, ma cauto tanto da indurre chi scrive a far ritorno a casa. Pochi minuti dopo, (la cronologia del telefono riporta 17:53), la telefonata che ha cambiato tutto. La risposta del sindaco alla nostra richiesta di aggiornamenti ("Sì, sì, ha bucato, ha rotto") non è stata una semplice comunicazione istituzionale. In quelle parole, cariche di una disperazione composta, abbiamo avvertito l'eco del disastro.

Il “mare” che invade contrada Lattughelle

Quando siamo arrivati a contrada Lattughelle, lo scenario non era più quello di un fiume che esonda, ma quello di un mare che invade. L’acqua non era una presenza statica, ma una forza dinamica, scura, che trascinava con sé detriti e speranze. Vedere le case, i "castelli" di una vita di sacrifici, invase nei piani bassi, ha generato in noi, come cronisti, un senso di impotenza difficile da raccontare. Il volante dell’auto, puntato caparbiamente a sinistra, contro ogni legge di statica, ci canalizzava in un cammino rettilineo, dritto verso la salvezza, su una strada che non c'era più. Era il simbolo di una lotta ancestrale tra l'uomo e l'imprevedibilità della natura. In quell'inferno di acqua e detriti, è emersa la figura dell'"angelo soccorritore". Senza attendere direttive dall'alto, sono entrati in azione i mezzi agricoli, in particolare i trattori, che sono diventati le uniche navi capaci di navigare quel mare di fango, portando al riparo le famiglie stremate. Anche per noi, cronisti sul campo, quei minuti sono stati sospesi tra il dovere di documentare e la pura sopravvivenza. Il disastro ha innescato un meccanismo che è la vera cifra distintiva di questo territorio. Se la Protezione Civile, i Vigili del Fuoco, Calabria Verde e le Misericordie, Forze di ogni Ordine e grado, hanno rappresentato lo scheletro tecnico e operativo della salvezza, è stata la carne viva dei cittadini a fare il vero e grande miracolo.

Politici e cittadini con gli stivali nel fango

È in questo contesto che la distinzione tra "ruolo politico" e "cittadinanza" è evaporata. Non c’erano più cariche, ma persone. Gli stivali gialli del sindaco Iacobini, divenuti iconici, sono stati affiancati dalla visione del vicesindaco Giuseppe La Regina, del presidente del consiglio Sofia Maimone, e degli assessori Ottavio Marino, Vincenzo Sarubbo, Teressa Lanza e Rosa De Franco, con o senza gli stivali intrisi di melma, a spalare accanto ai concittadini, a organizzare i soccorsi, Una lezione di umiltà che supera qualsiasi retorica. Anche l'opposizione politica, in un momento di maturità democratica che merita di essere sottolineato, non ha fatto mancare il proprio contributo, dimostrando che davanti alla furia del Crati, l'appartenenza politica è un dettaglio insignificante rispetto alla necessità di ricostruire.

Il popolo che ha retto l’onda del fiume

Il cuore pulsante di questa resilienza si è dovuta smembrare in due. Da un lato la Sala Convegni di Sibari, un centro di raccolta improvvisato che è diventato, in meno di ventiquattr'ore, il centro di una galassia solidale. Qui abbiamo visto la "forza gentile", un'energia che non grida, che non cerca visibilità, ma che semplicemente fa. Dall’altro, in una stanza della Delegazione Municipale di Sibari, coloro che coordinavano gli interventi. Vittorio, Claudia, Ida, Salvatore, Luigi, giusto per citare qualcuno, non sporchi di fango ma presi a segnalare alla macchina dei soccorsi le diverse richieste di aiuto che arrivavano su un telefono diventato rosso per l’eccessivo uso. E l’estenuante lavoro dei Vigili Urbani lo dimentichiamo? Presenti sempre e comunque, coordinati dal comandante Veneziano, hanno retto “l’onda” facendo argine al traffico convulso, per alcuni aspetti un altro nemico.

La dignità che ha sconfitto la furia del Crati

Gli scout, con i loro colori vivaci in contrasto con il grigio del fango, sono diventati il simbolo di una generazione che non resta a guardare. Con la missione intrinseca nel proprio Dna era impossibile restare a guardare sui social o in televisione quello che stava accadendo. Diversamente Robert Baden-Powell, fondatore, nel 1907, del movimento mondiale dello scoutismo, avrebbe fallito nella sua visione. Ma la coscienza civica con le "adozioni delle case", l'atto di prendersi cura dell'abitazione del vicino come fosse la propria, hanno trasformato la disperazione in una catena di montaggio dell'affetto. Non c'è stata una sola casa, una sola stanza rimasta abbandonata a sé stessa. Quando l'armata degli stivali e delle pale di fortuna si è mobilitata, il fiume, pur nella sua immane potenza, ha dovuto cedere il passo alla dignità di chi non accetta di essere sconfitto.

Una ferita ancora aperta

Oggi, il fango è in gran parte rimosso, ma la ferita rimane aperta. Il grande fiume ha dettato la sua lezione, la natura non perdona la negligenza e la gestione del territorio non può più essere un'attività stagionale o un'emergenza da gestire "a posteriori". Resta il tempo del "prevenire" e del "ristorare". Le istituzioni regionali e nazionali non possono limitarsi a contare i danni, devono garantire un ristoro concreto, tangibile, rapido, che permetta a chi ha perso tutto di tornare alla normalità. Per come sostenuto nella riunione tecnico-politica sostenuta dal presidente della Regione Occhiuto, alla presenza del Prefetto di Cosenza Padovano, dell’Assessore della Regione Calabria Gallo, di Ciciliano, massimo responsabile del Dipartimento della Protezione Civile in Italia, di Costarella, direttore generale del Dipartimento della Protezione Civile della Regione Calabria e tutte le forze dell’ordine presenti a Sibari nella delegazione municipale la mattina di venerdì 20 febbraio. Ma, soprattutto, serve un piano straordinario di messa in sicurezza idrogeologica, il Crati non deve tornare a essere un nemico. Quel 13 febbraio ha insegnato che, se è vero che la solidarietà ci salva, è altrettanto vero che la lungimiranza ci protegge.

Cassano ha dimostrato al Paese cosa significhi essere una comunità coesa. Ora spetta alla politica dimostrare di essere all'altezza di questo popolo. La sfida è aperta. Ricostruire meglio, ricostruire più sicuri, affinché la prossima volta la “forza gentile” serva a costruire, non a ripulire.