Alla serata cover di Sanremo 2026 il trio reinterpreta il classico di Jimmy Fontana: atmosfera rarefatta, applausi lunghi e pubblico in silenzio. Il successo del 1965, arrangiato da Ennio Morricone, torna all’Ariston con una veste intima e potente. Uno dei momenti più eleganti del Festival, tra memoria, malinconia e rinascita.
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“No, stanotte amore non vorrei pensare a te…”. Basta l’attacco, quasi sussurrato, e l’Ariston cambia gravità. La musica parte piano, l’arrangiamento respira, le luci si abbassano come in un teatro di prosa. Per qualche minuto Sanremo smette di essere competizione e diventa una navicella spaziale che si stacca dalla pista e vola via. Brunori Sas, insieme a Maria Antonietta e Colombre, prende “Il mondo” e la restituisce al pubblico come se fosse stata scritta ieri.
La scelta non è casuale. “Il mondo”, pubblicata nel 1965, è il brano simbolo di Jimmy Fontana, nome d’arte di Enrico Sbriccoli. Nata da un’idea legata proprio al concetto di mondo, la canzone fu composta dallo stesso Fontana con la collaborazione di Carlo Pes, Lilli Greco e Gianni Meccia. A impreziosirla, l’arrangiamento firmato da Ennio Morricone, che le cucì addosso quell’eleganza orchestrale sospesa, quasi cinematografica, diventata nel tempo una cifra stilistica. Presentata a "Un disco per l’estate” nel 1965, esplose subito, travalicando i confini italiani con versioni e traduzioni internazionali.
Sul palco del Festival di Sanremo 2026, però, non c’è nostalgia da museo. C’è una rilettura. Maria Antonietta e Colombre, coppia nella vita e nella musica, entrano nella trama del brano con una delicatezza che non è fragilità ma controllo. Brunori Sas tiene il centro, con quella voce che sembra sempre arrivare da un pensiero in corso. Le tre linee vocali si intrecciano senza forzature, come se la canzone avesse atteso proprio questo incontro per ritrovare una nuova dimensione.
“Il mondo non si è fermato mai un momento” è il verso che continua a fare da perno. Dentro c’è tutto: la fine di un amore, la consapevolezza che il dolore è personale ma il tempo è universale. Mentre il protagonista soffre, il mondo gira, le stagioni cambiano, le notti si alternano ai giorni. Non c’è cinismo in questa constatazione, piuttosto una forma adulta di accettazione. Il brano racconta la perdita senza indulgere nella disperazione, suggerendo che la vita, comunque, procede.
Nell’interpretazione di Brunori Sas, Maria Antonietta e Colombre questo messaggio si amplifica. Le pause diventano quasi più importanti delle note. L’orchestra accompagna senza invadere, lasciando spazio a una costruzione emotiva che cresce lentamente. È un momento in cui il Festival si concede il lusso del silenzio: il pubblico ascolta, trattiene il fiato, poi esplode in un applauso che non ha bisogno di effetti speciali.
In un’edizione spesso rumorosa, tra polemiche e colpi di scena, questa «Il mondo» è una parentesi sospesa. Non cerca lo shock, non forza il significato. Si affida alla forza di un classico e alla credibilità di chi lo canta. E ricorda che, mentre Sanremo corre e la classifica cambia, il mondo – appunto – non si ferma mai un momento.



