Prima dei riflettori, c’è un’altra luce. Più fredda, più tecnica, più sincera. È quella degli specchi illuminati, dove il volto non può mentire e la professionalità si misura nei dettagli che il pubblico non vedrà mai.

È una luce che non perdona imperfezioni, che amplifica dettagli, che costringe alla precisione. È lì che comincia il lavoro che il pubblico non vedrà mai. Anche quest’anno Alessandra Vena è al Festival di Sanremo come make-up artist. Lavora nel salotto delle celebrità, prepara diversi personaggi noti nei minuti che precedono interviste, apparizioni pubbliche, incontri ufficiali. Sono attimi compressi, carichi di tensione e attesa. È il tempo sospeso che separa il dietro le quinte dall’ingresso in scena. È il confine invisibile tra preparazione e spettacolo. Fuori scorrono telecamere, fotografi, microfoni, domande, applausi. Dentro, invece, domina la concentrazione. Ogni gesto è misurato. Ogni intervento deve essere rapido ma impeccabile. Una sfumatura sbagliata si nota.

Una luce mal gestita altera un volto. Il make-up, in questi contesti, non è mai semplice estetica: è tecnica, è studio della pelle, è conoscenza delle luci, è capacità di interpretare un’immagine pubblica. La storia di Alessandra Vena con Sanremo inizia nel 2009. Non è una presenza occasionale né un’esperienza episodica. È un percorso costruito nel tempo, consolidato attraverso le edizioni, rafforzato da una reputazione che si fonda su affidabilità e competenza. In un ambiente in cui tutto cambia rapidamente, in cui i volti si alternano e le dinamiche si trasformano, restare significa essere riconosciuti. Significa avere conquistato fiducia. Nel backstage il tempo si comprime. Le richieste dell’ultimo minuto si sovrappongono, l’agenda corre, le luci sono impietose. Il make-up diventa allora equilibrio. È la linea sottile tra identità e immagine pubblica. È sicurezza prima di affrontare telecamere e obiettivi. È la costruzione silenziosa di un dettaglio che contribuirà a definire la percezione di chi entrerà in scena. Alessandra Vena lavora con una cifra precisa: valorizzare senza trasformare, accompagnare senza sovrapporsi. Ogni volto è una storia diversa, ogni intervento è calibrato, studiato per restituire naturalezza anche sotto le luci più forti. Non si tratta di creare maschere, ma di esaltare tratti, armonizzare linee, restituire equilibrio. Il risultato deve sembrare spontaneo, ma dietro c’è un lavoro rigoroso, tecnico, quasi chirurgico nella precisione. C’è un dato che non è secondario. Alessandra è calabrese. E in quella provenienza non c’è folklore, ma radice. C’è la cultura del lavoro silenzioso, della tenacia, della costruzione paziente dei risultati. La Calabria che forma professionisti capaci di portare il proprio talento fuori dai confini geografici, senza perdere identità.

Una terra spesso raccontata solo attraverso le sue fragilità, ma che continua a generare competenze, creatività, determinazione. Il suo percorso al Festival è anche questo: il segno di una traiettoria che parte da lontano e trova spazio in uno degli appuntamenti più seguiti dello spettacolo italiano. Non è soltanto una presenza professionale, ma la dimostrazione di come la qualità, quando è solida, non abbia bisogno di clamore per imporsi. Dal 2009 ad oggi la sua partecipazione al Festival di Sanremo è una continuità che attraversa le edizioni. Non si fonda sull’esposizione, ma sulla sostanza. Non sull’eccezionalità di un momento, ma sulla coerenza di un percorso. In un mondo che vive di visibilità immediata, la durata è già un riconoscimento. E mentre la città dei fiori si accende di luci e musica, mentre il pubblico attende l’ingresso dei protagonisti, c’è sempre un istante che precede tutto. Un respiro davanti allo specchio. Un ultimo controllo. Una luce che cade sul volto e ne definisce i contorni. Il momento che il pubblico applaude dura pochi minuti. Il lavoro che lo rende possibile comincia prima. Davanti a uno specchio. Sotto una luce che non perdona. Ed è lì, in quella luce prima della luce, che Alessandra Vena continua a lasciare la sua firma.