Velonà, a capo della Fondazione Ualsi Onlus, ripercorre la genesi della sua attività iniziata con la morte del fratello 21enne. Ed oltre all’accoglienza tanti profughi e disagiati trovano da lui il modo di realizzare ottimi progetti di vita
Tutti gli articoli di Attualità
PHOTO
250 ospiti accuditi da 270 dipendenti e distribuiti in sette case accoglienza sulla costa catanzarese tra Botricello e Cropani Marina. E' il grande lavoro di un sacerdote manager che da una profonda disgrazia familiare ha fatto scaturire un lodevole progetto sociale.

«Mio fratello Adolfo è morto a 21 anni in un incidente stradale con la mia macchina dove con cinque amici era sceso al bar sulla costa, ma sul ponte di Cropani la vita gli si è spezzata – confessa con grande lucidità don Alfonso Velonà, presidente della Fondazione U.A.L.S.I. Onlus, Unione Amici di Lourdes e Santuari Italiani – Lì ho avuto una grande esitazione, uno sbandamento, non sapevo se andarmene, restare e ho realizzato una prima casa famiglia a chi la famiglia non l'ha avuta, quindi in memoria di mio fratello e da allora fino ad oggi ho fatto sette case».
Si tratta di strutture operative e molto quotate nel settore: 1) la Residenza Sanitaria Assistenziale; 2) la Casa Protetta “Mons. Andrea Stanizzi”, 3) la Casa

famiglia per disabili “S. Francesco di Paola”, 4) la Casa Famiglia per disabili gravi “Dopo di Noi – Maria SS.ma di Costantinopoli”, 5) il Gruppo Appartamento per minori “A. Velonà”, 6) la Comunità Alloggio per minori stranieri non accompagnati “S. Sebastiano” “S. Antonio da Padova” e “Beato Paolo D’Ambrosio” e infine (7) la Cooperativa sociale “Velonà” composta dalle CAse famiglia S.Rita, S.Giuseppe e Madonna del Pozzo, tutti tra Botricello e Cropani Marina.
Tanti gli immigrati arrivati in barcone ed ora professionisti, Mohab Paky si è laureato da poco, ma Don Alfonso si compiace a ricordare un altro giovane egiziano integrato a Milano.
«Si chiama Emaya, e mi ha seguito talmente bene – aggiunge – che ha imparato tutto di me, come si andava a fare la spesa del pesce, come si andava a fare la spesa della pasta, tutto. Oggi ha aperto quattro ristoranti e “pretende” che io passi da lui ogni qualvolta passo dalle sue parti».
Il prossimo obiettivo è altrettanto stimolante.

«Siccome nelle case abbiamo 80 disabili vorrei realizzare una fattoria enorme – conclude don Velonà – dove alcuni che mentalmente stanno a posto possono partecipare a costituirla ad esempio come cooperativa, gli altri invece che possono venire a lavorare integrandosi e realizzando servizi e prodotti. È una promessa che ho fatto a me stesso per i disabili».

