Un grande grazie da parte di tutta la città. È quello tributato dal Comune di Bergamo al professore vibonese Salvatore Antonio Muzzupappa, che qualche giorno fa ha salvato la vita di un giovane studente che si stava gettando da una finestra al terzo piano di un istituto superiore della città. Un gesto il suo che ha fatto il giro d’Italia e che ha acceso il dibattito sull’importante ruolo degli insegnanti nella scuola di oggi e di fronte alle fragilità dei ragazzi. 

A ricevere Muzzupappa, originario di Nicotera e ormai da oltre vent’anni in pianta stabile in Lombardia, sono state la sindaca di Bergamo Elena Carnevali e l'assessora ai Servizi scolastici Marzia Marchesi, che hanno voluto esprimere al docente profonda riconoscenza, a nome dell'intera città. «Di fronte alla fragilità dei ragazzi abbiamo bisogno che la rete della scuola e della comunità sappia leggere i segnali, purtroppo spesso nascosti, e operare insieme per supportare loro e le loro famiglie», ha dichiarato la prima cittadina nel corso dell’incontro con Muzzupappa e la dirigente scolastica dell'Istituto Paleocapa di Bergamo teatro dell’episodio, Annalisa Bonazzi

Il tutto è accaduto il 30 marzo scorso, quando nella classe dove il prof Muzzupappa stava facendo lezione è entrato un 18enne di un altro istituto chiedendo di parlare con una studentessa. Dalla sua tasca spuntava un coltellino artigianale. Nel volgere di pochi minuti la situazione è precipitata e il ragazzo è salito sul davanzale della finestra e si è gettato. Il docente prontamente è riuscito ad afferrarlo per una gamba e, con non poca fatica, a trattenerlo salvandogli così la vita.

Una tragedia evitata per cui ora il docente vibonese ha ricevuto il giusto ringraziamento da parte della città di Bergamo. «Ho ricevuto questo riconoscimento con immensa gratitudine – commenta Muzzupappa a Il Vibonese – , ma lo considero soprattutto un riconoscimento collettivo esteso a tutti i docenti che, ogni giorno, affrontano con impegno e responsabilità le nuove e complesse sfide educative. Il nostro lavoro si svolge sempre più spesso in un contesto segnato da difficoltà crescenti e da un diffuso disagio giovanile, che richiede ascolto, presenza e capacità di adattamento continuo».