Pasqua è forse la festa più difficile da definire. Non ha la magia del Natale, non ha la leggerezza dell’estate, non ha i fuochi d’artificio del Capodanno. Eppure è una delle feste più profonde, più intime, più legate alla famiglia e ai ricordi. Pasqua non è una festa rumorosa: è una festa che si sente dentro casa, a tavola, nelle cucine che profumano di dolci, nelle tavole apparecchiate la mattina, nelle telefonate ai parenti lontani.

È una festa strana perché cambia ogni anno data, cambia stagione, cambia clima. A volte è inverno, a volte è primavera piena. A volte si mangia con il cappotto, altre volte con le finestre aperte. Non ha regali obbligatori, non ha luminarie, non ha countdown. Eppure ha qualcosa che nessun’altra festa ha: il senso del ritorno.

Pasqua è la festa di chi torna. Tornano gli studenti, tornano i figli che lavorano fuori, tornano i parenti che non si vedono da mesi. Si spendono soldi, tanti soldi, per rientrare dai luoghi di lavoro. Specie se si abita al Sud è un vero salasso.

È la festa dei treni pieni, delle macchine cariche di valigie, delle nonne che preparano troppo da mangiare perché “non si sa mai”. È la festa delle tavole lunghe, delle sedie aggiunte all’ultimo momento, dei bicchieri tutti diversi.

Non è una festa commerciale come Natale, non è una festa di vacanza come Ferragosto. Pasqua è una festa domestica. Si vive dentro casa. È la cucina il centro della giornata, non il salotto. È il pranzo il vero rito, più ancora della mattina o della sera. Si mangia lentamente, si parla, si litiga, si ride, si ricordano persone che non ci sono più, si raccontano sempre le stesse storie.

Pasqua è anche una festa strana perché mescola tristezza e felicità. Il Venerdì Santo è silenzio, processioni, canti antichi, passi lenti. Due giorni dopo invece ci sono le tavole piene, i dolci, i bambini che aprono le uova. È una festa che parla di morte e di rinascita, di dolore e di speranza. Forse per questo è una festa più adulta, meno rumorosa, più profonda.

E poi c’è Pasquetta, che è l’opposto di Pasqua: fuori casa, amici, grigliate, mare, montagna, panini, pallone, chitarra. Se Pasqua è famiglia, Pasquetta è amicizia. Se Pasqua è tavola apparecchiata, Pasquetta è coperta sull’erba. Se Pasqua è tradizione, Pasquetta è improvvisazione.

Forse Pasqua è proprio questo: una festa che non ha una forma sola. È religiosa e pagana, è triste e felice, è casa e viaggio, è famiglia e amici, è inverno e primavera. Non è Natale, non è estate, non è Capodanno. Ma è una festa che, in un modo o nell’altro, riporta tutti nello stesso posto.

A casa.