Dalla Calabria all’Italia delle lingue dimenticate: il nuovo progetto del frontman dei Sabatum Quartet
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Nel percorso, spesso accidentato ma sempre coerente, della musica popolare contemporanea, la figura di Roberto Bozzo si impone come una delle più interessanti esperienze di ricerca e rielaborazione identitaria del Sud Italia. Conosciuto come frontman dei Sabatum Quartet, Bozzo ha per anni attraversato il paesaggio sonoro della Calabria più profonda, restituendo dignità artistica a dialetti, canti e memorie che rischiavano di restare confinati a un passato silenzioso.
Eppure, come accade agli artisti autentici, a un certo punto si avverte la necessità di uno scarto, di una deviazione che non sia tradimento, ma ampliamento dello sguardo. È da questa urgenza che nasce "Gente che sa vivere", un lavoro che segna una svolta significativa nel suo percorso: non più soltanto la Calabria, ma un viaggio più ampio dentro le minoranze linguistiche italiane, intese non come curiosità folkloristiche, bensì come presidi vivi di memoria, cultura e resistenza.
Il progetto si muove lungo una linea sottile, evitando tanto l’estetica museale quanto la superficialità della contaminazione fine a sé stessa. Bozzo si immerge nelle lingue - dall’arbëreshë al greco di Calabria, passando per l'Occitano - con rispetto e ascolto, cercando di coglierne non solo la musicalità, ma soprattutto il modo in cui esse custodiscono una visione del mondo. Ne emerge un tessuto sonoro stratificato, dove la parola diventa materia viva e la musica si fa spazio di incontro tra storie lontane e sorprendentemente affini.
“Gente che sa vivere” è, già nel titolo, una dichiarazione poetica: non un elogio retorico, ma il riconoscimento di una sapienza quotidiana, spesso marginale, che resiste ai processi di omologazione culturale. Le comunità linguistiche minoritarie diventano così simbolo di una forma di esistenza radicata, capace di abitare il tempo senza dissolversi in esso.
Questo lavoro, profondamente originale nel panorama della musica d’autore contemporanea, ha ricevuto un importante riconoscimento: il Premio Nazionale Eccellenze Mediterraneo per la Musica d’Autore, che ne ha sancito il valore non solo artistico, ma anche culturale. Un premio che, più che celebrare un traguardo, sembra indicare una direzione: quella di una musica che torna a interrogarsi sulle proprie radici senza rinunciare al dialogo.
In Roberto Bozzo, infatti, non c’è mai nostalgia sterile. Piuttosto, si avverte una tensione continua tra memoria e presente, tra appartenenza e apertura. Se il lavoro sui dialetti calabresi rappresentava una forma di scavo identitario, “Gente che sa vivere” è un attraversamento: un modo per dire che le periferie linguistiche d’Italia, pur nella loro frammentazione, condividono una stessa urgenza di esistere e di essere ascoltate.
Ed è forse proprio qui che il progetto trova la sua forza più autentica: nel restituire voce a ciò che resta ai margini, trasformando la marginalità in centro poetico. In un tempo in cui le lingue si semplificano e si uniformano, la scelta di Bozzo appare controcorrente, quasi necessaria. Non un ritorno al passato, ma un gesto di fiducia nella complessità del presente.

