La riforma costituzionale della giustizia non è una materia riservata agli addetti ai lavori, ma una questione che incide direttamente sulla vita dei cittadini, «innanzitutto perché viene toccato un bene fondamentale, la giustizia», dice il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro, Annamaria Frustaci, ospite nella trasmissione “Otto e mezzo” su La7.
Un valore, quello della giustizia che, aggiunge, è spesso «sottovalutato e bistrattato», ma che in realtà «tocca la carne viva delle persone».

Secondo il magistrato, il nodo non è solo tecnico. «Questa riforma è stata strutturata come una riforma di potere e non di servizio», spiega, chiarendo che l’intervento incide sui rapporti tra politica e magistratura. Le conseguenze, però, ricadrebbero sui cittadini. «A farne le spese sono i cittadini – avverte – che si troveranno di fronte al rischio di avere magistrati influenzabili. Magistrati che nel prendere delle decisioni delicate potranno temere l'azione disciplinare, potranno avere attenzione al proprio fascicolo personale piuttosto che al tema della tutela dei diritti che sono stati lesi, che sono stati violati, specie quando avranno dall'altra parte il potente di turno. Quindi è un tema che investe direttamente i cittadini».

La giornalista Lilli Gruber pone l’accento sul fatto che la pm potrebbe essere accusata «di fare politica invece di svolgere il lavoro di magistrata, anche perché è membro del comitato per il No al referendum. Cosa risponde a chi vi accusa di fare politica?».
«Penso che sia un dovere specifico e precipuo di un magistrato informare i cittadini – dice Annamaria Frustaci – e assumere valutazioni rigorose sul piano tecnico». Le osservazioni sulla riforma, chiarisce, non nascono da posizioni ideologiche. «Noi raccontiamo il rischio che si annida dietro questa riforma partendo da dati e osservazioni che non sono solo dell’osservatorio italiano».

A questo proposito richiama un documento internazionale rimasto, a suo avviso, sconosciuto ai più: «È passata quasi sotto silenzio una relazione che il 23 ottobre 2025 la relatrice speciale dell’Onu ha indirizzato al governo italiano». La relatrice «ha un compito fondamentale che è quello di vigilare sull'autonomia e l'indipendenza delle magistrature e dell'avvocatura in tutto il mondo»
Il testo sottoposto all’attenzione del governo «pone l’accento su tre norme del nuovo testo costituzionale: gli articolo 102 (separazione della carriera tra pm e giudici, ndr), il 104 (il sorteggio dei componenti togati dei due Csm che verranno a crearsi, ndr) e il 105 (l’istituzione dell’Alta corte disciplinare, ndr)». Il magistrato spiega che in questo caso, l’attenzione della relatrice si concentra «sullo sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura e sull’istituzione dell’Alta Corte», con un chiaro «invito alla cautela».

La relazione, conclude, «è stata resa pubblica il 28 ottobre 2025», ma «le osservazioni non sono state recepite». Due giorni dopo, infatti, «il 30 ottobre c’è stata l’approvazione definitiva della riforma». «Questa relazione è stata resa pubblica il 28 ottobre del 2025 ma le osservazioni non sono state recepite nel testo approvato perché il 30 ottobre – osserva la magistrata – c'è stata l'approvazione definitiva della riforma. Quindi non è semplicemente la magistratura italiana che formula queste osservazioni ma ci sono anche autorevoli osservatori esterni che invitano alla cautela, a un momento di riflessione».