Il Cubo 31c è un microcosmo dove la materia viene studiata e la vita viene vissuta con passione. Il direttore Valentini: «Una delle mie missioni è custodire con rispetto l’eredità di chi ha avuto il coraggio di immaginare la Fisica all’Università della Calabria quando tutto era ancora da costruire»
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Oggi voglio accompagnare l’attenzione dei lettori de LaCNews24 in un breve viaggio nel Dipartimento di Fisica dell'Università della Calabria. Il Cubo 31c è una sorta di microcosmo dove la materia viene studiata e la vita viene vissuta con una foga quasi viscerale. Entrare in questi spazi significa ritrovarsi in un luogo con una storia che affonda le radici nel 1972, quando la Fisica fu chiamata a fare da avamposto alla nascita stessa dell’Ateneo, uno dei dipartimenti di fondazione, un atto di coraggio intellettuale che prese vita tra la polvere dei primi cantieri di Arcavacata.
Quell'utopia scientifica, scommessa da un gruppo di pionieri che scelsero il Sud come terra di frontiera della conoscenza, è la stessa eredità che oggi il direttore, professor Francesco Valentini, raccoglie e trasforma dopo trent’anni di sogni e fatiche vissuti in prima persona, in una linea del tempo percorsa passo dopo passo, prima con lo zaino in spalla da studente carico di dubbi e oggi con la responsabilità di chi si candida a tracciare la rotta per gli anni a venire. La sua visione per il Dipartimento di Fisica non somiglia affatto a quegli aridi piani burocratici che ammuffiscono nei cassetti, ma è piuttosto un manifesto vibrante, una promessa fatta a una “comunità del futuro” che si regge su pilastri che sanno di coraggio.

Mentre sorseggiamo un caffè, Valentini mi parla dell’eccellenza che non deve mai diventare arroganza, l’innovazione come ossigeno e il senso di appartenenza come collante universale. Qui si muove quella che potremmo definire una "tribù" di fisici, una realtà dinamica dove l’identità del ricercatore è un’impronta genetica che si forgia tra i corridoi e le scrivanie, luoghi in cui passiamo i nostri giorni migliori, le nostre notti più lunghe, combinando i destini personali con quelli della scienza.
I riti di passaggio in questa comunità dipartimentale sono moderni e spietati, come la caccia a quei finanziamenti europei o ai fondi FIS che sembrano miraggi, ma che quando arrivano, sotto forma di borse Marie Curie o progetti internazionali, non portano solo risorse ma portano soprattutto l’orgoglio di esserci, di aver posizionato il cuore della Calabria sulla mappa del prestigio globale, onorando quella vocazione all'eccellenza nata con i padri fondatori del dipartimento.
«Una delle mie missioni oggi - mi spiega con sicurezza e orgoglio Valentini - è custodire con rispetto l’eredità dei fondatori di questa Istituzione, di chi ha avuto il coraggio di immaginare la Fisica all’Università della Calabria quando tutto era ancora da costruire, e allo stesso tempo creare le condizioni perché le nuove generazioni possano andare oltre ciò che noi stessi abbiamo saputo immaginare. Governare un Dipartimento significa tenere insieme memoria e futuro, senza mai perdere di vista le persone che rendono possibile ogni idea».
Infatti, c’è qualcosa di più profondo che pulsa nel tessuto di questi piani e scale lungo il Ponte Bucci. Si tratta di un’etica quasi sportiva, un senso di squadra che Valentini ha saputo innestare come un valore sacro. È l’idea che nessuno, dal luminare al tecnico di laboratorio, possa dirsi insostituibile, eppure ogni singolo respiro, ogni intuizione, è fondamentale per la vittoria del collettivo; un superamento radicale di quell’egoismo accademico che spesso isola i geni nel loro guscio, per preferire invece un cammino collegiale dove il personale tecnico-amministrativo e gli studenti corrono sulla stessa pista dei docenti. Questa conoscenza, però, non ha senso se rimane imprigionata tra le mura del laboratorio, rischiando l’autoreferenzialità che è la morte di ogni sapere.
La sfida lanciata è quella di una scienza che spalanca le finestre, una Terza Missione che smette di essere una serie di eventi sporadici e isolati per trasformarsi in un debito morale verso la società. Attraverso il “public engagement”, i festival che portano la meraviglia negli occhi dei bambini e un orientamento nelle scuole che sia finalmente vera semina di sapienza, il Dipartimento vuole letteralmente abbattere il cemento per parlare alla sua terra, alla Calabria, e da lì gridare al mondo. Lo sguardo si allunga verso l'infrastruttura di ricerca STAR, quel motore di innovazione che non è solo una macchina complessa, ma il pilastro su cui poggerà il domani dell'Ateneo, proprio mentre il passaggio alla lingua inglese per la Laurea Magistrale in Physics rompe gli ultimi argini culturali. Non vogliamo più essere solo un porto sicuro per i ragazzi del Mediterraneo, ma un faro capace di attrarre talenti da ogni angolo dell'Unione Europea, ridisegnando confini che non sono più geografici ma puramente intellettuali. Perché, in ultima analisi, studiare fisica all'Unical non significa soltanto risolvere equazioni sulle leggi dell’universo, ma partecipare a un esperimento sociale unico nel suo genere, dove la competizione globale diventa il pretesto per una crescita umana condivisa, dove la qualità della vita dipartimentale e il progresso tecnologico marciano insieme, trasformando l’università nel luogo in cui la scienza smette di essere fredda e diventa un laboratorio di umanità eccellente.
*Documentarista

