Un’imponente operazione della Guardia di Finanza di Catanzaro, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Catanzaro, ha portato agli arresti domiciliari un imprenditore palermitano, Marco Zummo, nell’ambito di un’inchiesta sulla Fondazione Betania onlus del Catanzarese finita in liquidazione giudiziale.

Secondo quanto emerso dalle indagini – ancora nella fase preliminare – l’ente, attivo nel terzo settore nei servizi di riabilitazione e assistenza socio-sanitaria per anziani e persone con disabilità, sarebbe stato oggetto di plurime condotte distrattive da parte dei membri del Consiglio di amministrazione, in concorso con l’imprenditore siciliano. Oltre a Zummo sono sette le persone indagate: Ivan Rauti, Pietro Puglisi, Cesare Vincenzo Pelaia, Giuseppe Leone, Vincenzo Arturo Grillo, Antonio De Marco, Biagio Amato, tutti componenti del Cda della fondazione, a vario titolo indagati per ipotesi di bancarotta in concorso con Zummo.

Debiti per 19 milioni e la nascita della “newco”

La Onlus, secondo gli accertamenti, versava in stato di insolvenza già dal 2016, accumulando fino al 2023 passività tributarie e previdenziali per oltre 19 milioni di euro.

A ridosso della procedura di liquidazione sarebbe stata costituita una nuova società (“newco”), nella quale è confluita l’intera parte operativa dell’ente. La newco – partecipata al 51% da una S.p.A. siciliana riconducibile all’imprenditore arrestato – avrebbe ottenuto in affitto il complesso aziendale senza corrispondere alcun canone per quattro anni, per un valore stimato di circa 4,2 milioni di euro, somme che avrebbero potuto contribuire al risanamento dei debiti.

Di fatto, per gli inquirenti, si sarebbe trattato di una vera e propria cessione del ramo d’azienda, comprensiva degli accreditamenti con il Servizio Sanitario Regionale, principale fonte di ricavi per l’attività.

Le accuse: bancarotta e autoriciclaggio

Il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro ha disposto nei confronti dell’imprenditore la misura degli arresti domiciliari e il divieto temporaneo di esercitare attività imprenditoriale o professionale.

Le ipotesi di reato contestate sono bancarotta fraudolenta distrattiva – legata alla creazione della newco e allo svuotamento dell’ente – e autoriciclaggio. Le investigazioni avrebbero inoltre evidenziato un presunto drenaggio di liquidità dalla newco verso la S.p.A. siciliana, in assenza di giustificazioni economiche.

Sequestri per oltre 644 mila euro

Il Gip ha disposto il sequestro preventivo della newco e un sequestro finalizzato alla confisca, anche per equivalente, di oltre 644 mila euro, pari agli utili realizzati dalla società negli anni 2022 e 2023 attraverso la gestione del complesso aziendale distratto.

Alla newco è stato inoltre contestato l’illecito amministrativo ai sensi dell’articolo 25-octies del D.Lgs. 231/2001.

Le misure adottate si basano sulle risultanze investigative raccolte nella fase delle indagini preliminari. Gli indagati sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.