«Fermiamoci». «Serve una moratoria». «Prima le risorse, poi le intese». Negli ultimi mesi Roberto Occhiuto era stato tra le voci più caute – se non apertamente critiche – all’interno del centrodestra sull’autonomia differenziata. Non un no ideologico, ma una linea politica chiara: senza il superamento della spesa storica e senza il finanziamento dei Livelli essenziali delle prestazioni, procedere sarebbe stato un errore.

E invece – il caso è esploso ieri anche se il voto risale al 2 aprile – nella Conferenza Unificata Stato-Regioni-Autonomie locali, il governatore calabrese ha dato l’ok alle pre-intese sulla sanità richieste da quattro Regioni del Nord, allineandosi alla maggioranza di governo a cui appartiene. Crollati i distinguo, il via libera è arrivato sì con condizioni – in particolare la richiesta di un percorso di uscita dal Piano di rientro – ma segna comunque un passaggio politico netto. E ha provocato la reazione durissima dell’opposizione. 

Le opposizioni all’attacco: «Scelta contro la Calabria»

Le reazioni non si sono fatte attendere e arrivano compatte dalle opposizioni, che parlano apertamente di tradimento politico.

Durissima Vittoria Baldino, vicepresidente del Movimento 5 Stelle, che sui social attacca frontalmente il governatore: «L'ha fatto di nuovo. Tanto rumore per dirsi contrario, tante interviste, tanto fiato sprecato. E poi, quando c'era da scegliere davvero, Occhiuto ha detto sì. Sì all'autonomia differenziata sulla sanità. Sì al disegno della destra. Sì, ancora una volta, contro la Calabria. Il 2 aprile, in Conferenza Unificata, Occhiuto ha votato sì alle pre-intese tra il Governo e quattro Regioni del Nord sulla sanità. Questo è l'ennesimo passo avanti verso un'autonomia differenziata che permetterà ai territori più forti di correre ancora di più, lasciando quelli più fragili ancora più indietro».

E ancora: «E qui si vede la differenza tra chi governa e chi recita. C'è chi, come Roberto Fico, ha portato una regione fuori dal piano di rientro lavorando per rafforzare la sanità pubblica: gestione ordinaria, investimenti, assunzioni, medicina territoriale. E lo ha fatto dicendo no alle pre-intese! Poi c'è Occhiuto, che pensa di poter barattare tutto questo con un favore politico al governo Meloni e alle Regioni del Nord».

Il giudizio politico è tranchant: «Un presidente della Calabria dovrebbe difendere i calabresi. Occhiuto invece ha scelto di fare il passacarte della destra al governo».

La conclusione è ancora più netta: «Una Regione tradita, ancora una volta e sacrificata sull'altare di affari di palazzo, di alchimie politiche, di logiche di appartenenza».

Il nodo del silenzio e il cambio di linea

Sulla stessa linea Francesco De Cicco, capogruppo di Dpm in Consiglio regionale, che punta il dito non solo sul merito della decisione ma anche sul metodo.

«Nonostante i termini di legge siano ormai scaduti, Occhiuto non ha dato alcuna risposta all’interrogazione in cui chiedevo quale fosse la sua posizione sulle pre-intese dimostrando di non avere nessun rispetto per i calabresi. Oggi però quel silenzio assume un significato preciso. Ieri, alla Conferenza Stato Regioni, il Presidente ha votato a favore dell'autonomia differenziata in sanità».

Secondo De Cicco, la scelta sarebbe stata compiuta senza trasparenza: «Una scelta che incide profondamente sul futuro della Calabria, ma che è stata compiuta nel più totale riserbo, quasi fosse qualcosa da nascondere».

E soprattutto, sottolinea la contraddizione politica: «Occhiuto ha ripetuto ovunque che prima di parlare di autonomia differenziata dovevano essere garantiti i Lep, che la Calabria non avrebbe accettato alcuna riforma senza prima colmare i divari e che si sarebbe battuto nel suo partito per bloccare tutto. Poi, improvvisamente, arriva il voto. Un voto che smentisce ogni impegno preso».

«Ha venduto la Calabria»: l’affondo del Pd

Ancora più diretto l’attacco di Carlo Guccione, che lega il sì di Occhiuto a una scelta strategica più ampia.

«Roberto Occhiuto dice sì alla pre-intesa sulla sanità voluta dalle regioni del Nord. Ha venduto il Sud e la Calabria per avere l'uscita dal commissariamento».

Il ragionamento è anche economico: «Ogni anno un milione di calabresi e meridionali vanno a curarsi nelle regioni del Nord con un esborso economico di 5 miliardi di euro. A quale prezzo per la Calabria?».

E lo scenario evocato è quello di un ulteriore ampliamento del divario: «Se l’autonomia differenziata procederà senza un vero riequilibrio, il rischio è concreto: meno risorse, più disuguaglianze, una sanità sempre più distante dagli standard del Nord».

La conclusione è politica: «Non è una riforma neutra. È una scelta di campo. E oggi, questa scelta lascia il Sud indietro».

Una partita tutta aperta

Il voto del 2 aprile segna uno spartiacque. Da un lato ci sono le cautele e i paletti ribaditi nei mesi scorsi dal governatore; dall’altro una decisione concreta che lo colloca nel solco della linea nazionale del centrodestra.

Nel mezzo, una frattura politica che si allarga e che riporta al centro il nodo vero: se e come l’autonomia differenziata potrà essere compatibile con un sistema sanitario ancora segnato da forti squilibri territoriali.

E soprattutto, per la Calabria, la domanda resta sospesa: il sì di Occhiuto è una scelta tattica per ottenere margini di manovra o l’inizio di un percorso che rischia di accentuare, ancora una volta, il divario con il resto del Paese?