La denuncia di Bds e gruppo embargo militare, Coordinamento per la Palestina e Global Sumud Calabria: «Violazione della Legge 185/90, che regola e limita il commercio e il transito di materiali verso Paesi in conflitto»
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«Rilanciamo con forza l’allarme lanciato negli ultimi giorni dal movimento Bds Italia: il porto di Gioia Tauro è nuovamente al centro della rotta dei rifornimenti militari diretti verso Israele». Lo affermano, in una nota, Bds Calabria e gruppo embargo militare, Coordinamento Calabria per la Palestina e Global Sumud Calabria, rilanciando quanto sostenuto dal movimento Bds Italia.
«Secondo i dati diffusi da Bds Italia e dalla campagna internazionale "No Harbour for Genocide", il 29 aprile, la nave Msc Virginia – continuano – è approdata nello scalo calabrese trasportando 5 container carichi di acciaio di grado militare. Il destinatario finale è la Imi Systems, azienda controllata dalla Elbit Systems e principale fornitrice di munizioni per l’esercito israeliano».
Un sistema collaudato di complicità
Le realtà calabresi firmatarie sottolineano come questa allerta non sia un caso isolato, ma segua il fermo di altri 19 container avvenuto a marzo tra Gioia Tauro e Cagliari. «Il rilancio dell'allerta di Bds Italia – si legge nella nota – nasce dalla ferma denuncia dell'utilizzo sistematico del territorio calabrese quale hub logistico per armamenti destinati a un Paese coinvolto in operazioni di genocidio. Il transito portuale di acciaio di grado militare, sebbene etichettato come materiale “dual-use”, è una violazione sostanziale della Legge 185/90, che regola e limita il commercio e il transito di materiali d'armamento verso Paesi in conflitto».
L’appello alle autorità e l'azione legale
L'obiettivo è ottenere l’ispezione immediata e il sequestro dei carichi.
«I nostri porti – affermano i movimenti – non sono porti di guerra. Aderendo alla mobilitazione "Block the Boat", esigiamo:
1. trasparenza totale sulle merci in transito verso zone di conflitto;
2. embargo militare immediato nei confronti dello Stato di Israele;
3. sanzioni per le compagnie di navigazione, a partire da Msc, coinvolte nel trasporto di materiale bellico».
«Mentre navi con armamenti destinati a Israele passano illegalmente e impunemente dai nostri porti, 175 attivistx salpati con la Global Sumud Flottilla alla volta di Gaza, sono statx illegalmente sequestratx in acque internazionali, condottx a Creta e consegnati alle autorità greche per il trasferimento all'aeroporto di Heraklion per la deportazione nei paesi di origine».
«Ad oggi – si aggiunge – il Mediterraneo torna a essere teatro di sopraffazione e violenza. Un'azione senza precedenti, che non può restare impunita perché rappresenta l'ennesimo pericolosissimo precedente che mette a repentaglio la sicurezza globale. La Global Sumud Flotilla aveva preso ufficialmente il largo domenica scorsa, dal porto di Augusta (Sr), con un imponente convoglio di 58 imbarcazioni diretto verso le coste di Gaza per rompere l’assedio e consegnare aiuti umanitari».
«Lungo la rotta, la Global Sumud Flotilla aveva già effettuato manovre per disturbare la rotta di una nave della compagnia Msc, denunciando pubblicamente la responsabilità del colosso dei trasporti nel traffico di armi, carburante e materiale dual-use funzionale a genocidio, invasione e occupazione».
«La situazione appare ancora più critica per due degli attivisti che non verranno rilasciati, ma “saranno condotti in Israele per essere interrogati”, in quanto considerati autori di attività sospette. Si tratta di Saif Abu Keshek, rapito su un'imbarcazione battente bandiera italiana, e Thiago Ávila. Un fatto gravissimo e inaccettabile».
«La mobilitazione – conclude la nota – non si fermerà finché tutte le vittime del rapimento da parte dell'esercito israeliano non saranno liberate, finché i porti del Sud non smetteranno di armare il conflitto e finché l’assedio di Gaza non sarà finalmente spezzato».


