La Suprema Corte smonta l’impianto cautelare sull’ipotesi di estorsione mafiosa della cosca Abbruzzese di Cassano allo Ionio legata alle sovrafatturazioni
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La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l’ordinanza che aveva disposto la misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di Giuseppe D’Alessandro, imprenditore di 62 anni, indagato per estorsione aggravata dal metodo mafioso nell’ambito dell’inchiesta sul presunto sistema di sovrafatturazioni collegato ai lavori per la variante del metanodotto “Pisticci–Sant’Eufemia – IV Tronco”.
Con la sentenza n. 41690/2025, depositata dopo l’udienza dell’11 novembre 2025, la Sesta sezione penale ha accolto il ricorso presentato dalla difesa, disponendo la revoca della misura cautelare e la liberazione immediata di D’Alessandro, se non detenuto per altra causa.
Il procedimento trae origine dall’ordinanza del Tribunale del Riesame di Catanzaro, che aveva confermato, in sede di rinvio, la misura cautelare applicata nei confronti dell’indagato. Secondo l’ipotesi accusatoria, D’Alessandro, ritenuto gestore di fatto della società Smeda srl, avrebbe preso parte consapevolmente a un meccanismo estorsivo ai danni della società ICOP Spa, subappaltatrice dei lavori del metanodotto. Il sistema, secondo la Dda, prevedeva una sovrafatturazione dei servizi di trasporto e smaltimento delle terre di scavo, con una quota pari al 5% del prezzo – per circa 100 mila euro – destinata alla cosca Abbruzzese di Cassano allo Ionio, attraverso il capocantiere Antonio Salvo.
La Cassazione aveva già annullato una precedente ordinanza, rilevando una carenza motivazionale sulla reale consapevolezza di D’Alessandro rispetto al meccanismo estorsivo e al collegamento con il clan mafioso. In sede di rinvio, tuttavia, il Tribunale distrettuale non avrebbe colmato tale lacuna.
Secondo la Suprema Corte, il giudice del riesame si è limitato a riproporre gli stessi elementi indiziari già valutati in precedenza, senza fornire una motivazione idonea a dimostrare che D’Alessandro fosse pienamente consapevole di partecipare a un sistema estorsivo di matrice mafiosa. In particolare, i giudici hanno ritenuto insufficienti e congetturali le argomentazioni basate su intercettazioni e su frasi attribuite all’indagato, giudicate non univoche nel dimostrare l’adesione a un disegno criminoso riferibile al clan Abbruzzese.
La Corte ha inoltre rilevato che alcune intercettazioni mostrerebbero tensioni e contrasti tra D’Alessandro e gli altri soggetti coinvolti, elementi che – secondo i giudici di legittimità – risultano incompatibili con l’ipotesi di una partecipazione consapevole e stabile a un sistema estorsivo mafioso.
In conclusione, la Cassazione ha ritenuto violato anche l’articolo 627 del codice di procedura penale, poiché il Tribunale del Riesame non si sarebbe attenuto alle indicazioni fornite nella precedente sentenza di annullamento.
Per queste ragioni è stato disposto l’annullamento senza rinvio sia dell’ordinanza impugnata sia di quella genetica del Gip di Catanzaro del 9 gennaio 2025, con conseguente cessazione della misura cautelare a carico di Giuseppe D’Alessandro, difeso dagli avvocati Nicola Carratelli e Giuseppe Mariani.

