Un’aula consiliare gremita, una presenza collettiva carica di emozione per un messaggio chiaro che arriva forte dalla città: Vibo Valentia non intende arretrare di fronte alla violenza. Il Consiglio comunale aperto, convocato a Palazzo Luigi Razza dopo l’attentato a colpi di pistola avvenuto a Triparni il 23 dicembre scorso contro il presidente del Consiglio comunale Antonio Iannello, si è trasformato in una manifestazione corale di solidarietà e di impegno civile. Amministratori, associazioni, rappresentanti delle istituzioni e semplici cittadini hanno risposto all’appello, dando il segno di una comunità che non vuole tornare nel gorgo degli anni più bui, quando la ’ndrangheta dominava quasi incontrastata.

L'intervento di Iannello

Ad aprire i lavori è stato lo stesso Antonio Iannello, visibilmente provato ma determinato. «In modo vile si è cercato di intimidire un amministratore cittadino», ha affermato, chiarendo di non voler personalizzare l’accaduto ma di leggerlo come un attacco alle istituzioni e all’intera comunità. «Quando si colpisce una figura istituzionale non è solo una persona a essere colpita, ma viene intimidita un’intera comunità». Iannello ha spiegato di aver mantenuto per giorni il silenzio per non alimentare allarmismi, ribadendo quanto aveva già dichiarato a Il Vibonese: «Ho avvertito subito il sindaco, nessun altro, poi sono andato immediatamente a denunciare alle forze dell’ordine quanto era successo».

Ha rimarcato di non avere «nulla da rimproverarsi» e mai avrebbe pensato di dover presiedere un Consiglio comunale con all’ordine del giorno un attentato nei suoi confronti. «La mia storia è quella di un uomo onesto e rispettoso dei diritti dei cittadini», ha detto, confidando nel lavoro della magistratura e auspicando che dal dibattito emergesse «un messaggio di forte legalità alla città».

Un intervento accolto da un lungo applauso, seguito da quello del sindaco Enzo Romeo, che ha definito l’intimidazione «un vulnus che riguarda tutti noi» e non un fatto privato. «Qualcuno ha pensato di utilizzare la violenza – ha dichiarato – e questo è un punto di rottura che non possiamo accettare». Il primo cittadino ha richiamato il valore della convivenza civile e della sicurezza come presupposto di ogni libertà, ricordando che «quando la violenza diventa un metodo, mira a sostituire il diritto con la paura». Da qui l’affermazione che «Vibo Valentia non è un bersaglio e non è silente». La partecipazione ampia al Consiglio, secondo Romeo, rappresenta «un atto di resistenza civile» e la prova che il tessuto sociale della città è «sano e vigile».

Dal mondo dell’associazionismo è arrivato l’intervento di Giuseppe Borrello, referente regionale di Libera, che ha invitato ad andare oltre le parole di circostanza: «Di fronte a fatti così gravi bisogna esserci, anche fisicamente, per dimostrare da che parte si sta». Borrello ha ricordato i numeri allarmanti delle intimidazioni agli amministratori locali, citando i dati di Avviso Pubblico: «Dal 2010 al 2024 si contano 844 atti intimidatori, 43 solo nel 2024. La Calabria è al secondo posto dopo la Sicilia e prima della Campania». Un fenomeno che non riguarda solo la criminalità organizzata, ma anche tensioni sociali e culturali che talvolta sfociano nella violenza. Da qui l’appello a rafforzare la partecipazione, la cittadinanza attiva e gli «anticorpi democratici», affinché Vibo possa continuare il suo percorso di riscatto e non tornare «agli anni bui della sottocultura della prevaricazione».

Nella prima parte del dibattito da registrare anche l’intervento di Marco Polimeni, presidente della Commissione regionale anti ’ndrangheta, che ha assicurato vicinanza istituzionale e impegno concreto. «Antonio Iannello non deve essere lasciato solo», ha detto, annunciando che il caso sarà portato all’attenzione della Commissione già nella prima seduta dei lavori. «È normale avere paura, ma è altrettanto importante sapere che non si è soli». Polimeni ha parlato della necessità di strumenti di sostegno tangibili per gli amministratori minacciati, ribadendo la solidarietà dell’intero Consiglio regionale per «un episodio allucinante che, per fortuna, non si è trasformato in tragedia».

Il Consiglio comunale aperto è proseguito con altri interventi, ma il tenore del messaggio è inequivocabile per tutti: Vibo sceglie la strada della legalità, della partecipazione e della difesa delle istituzioni democratiche. Un segnale forte, che va oltre l’episodio intimidatorio e chiama l’intera comunità a una responsabilità condivisa.