Il Tribunale di Vibo accoglie le eccezioni sollevate dai difensori e restituisce gli atti per una nuova notifica della richiesta di rinvio a giudizio e la contestuale fissazione dell’udienza preliminare dinanzi al gup che dovrà essere ricelebrata. A rischio prescrizione molti dei reati contestati
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Nullo il decreto con il quale era stato disposto il giudizio nel processo nato dall’inchiesta denominata Diacono su un presunto giro di corruzione per ottenere diplomi attraverso l’accademia “Ars e Scentia” con sede a Stefanaconi. Il Tribunale collegiale di Vibo Valentia, presieduto dal giudice Gabriella Lupoli (a latere i giudici De Santi e Lo Bello) ha infatti accolto delle eccezioni sollevate dalle difese in ordine alla mancata indicazione nel decreto che ha disposto il giudizio di alcuni avvertimenti nei confronti degli imputati. La richiesta di rinvio a giudizio – e contestuale fissazione dell’udienza preliminare – era stata inoltre fatta per alcune posizioni ai soli difensori d’ufficio anziché a quelli di fiducia. La mancanza di tali elementi – notifica ai difensori di fiducia e indicazione di alcuni requisiti previsti dall’articolo 429 (lettera f) del codice di procedura penale – ha reso nullo il decreto con il quale era stato disposto il giudizio il 21 maggio dello scorso anno.
Da ricordare che la richiesta di rinvio a giudizio del pm Luca Ciro Lotoro è del 9 luglio 2024, mentre l’avviso di conclusione delle indagini preliminari è del giugno 2022. Due anni di tempo, dunque, tra la conclusione indagini e la richiesta di rinvio a giudizio da parte del pm. L’operazione è scattata invece nel marzo del 2021, con contestazioni riferite agli anni precedenti. Ben si comprende da tali dati temporali come la “macchina” della giustizia vibonese continui a camminare a rilento rischiando di cancellare per intervenuta prescrizione molti dei reati contestati ed anni di indagini portate avanti dai carabinieri.
Atti indietro e si riparte dal gup
Accolte dal Tribunale le eccezioni sollevate dai difensori, si dovrà ora ripartire da una nuova udienza preliminare con contestuale richiesta di rinvio a giudizio nei confronti dei 51 indagati. L’udienza preliminare dovrà quindi essere celebrata ex novo. L’apertura del dibattimento, dunque, se tutto andrà bene, avverrà ad oltre sette anni di distanza dalla data temporale delle contestazioni: l’ennesimo esempio di come molti importanti procedimenti penali vengano smaltiti dal “sistema giustizia vibonese” solo attraverso l’intervenuta prescrizione dei reati.
Gli imputati
Questi i 51 imputati che si trovavano sotto processo e che dovranno ritornare in udienza preliminare davanti al gup: Agata Altomonte, 43 anni, di Rizziconi; Pietro Amato, 44 anni, di Bianco; Domenico Bernabei, 62 anni, di Chieti; Domenico Massimo Califano, 43 anni, di Reggio Calabria; Maria Rita Calvosa, 64 anni, di Latina, dirigente dell’ufficio scolastico regionale della Calabria; Christian Candela, 36 anni, di Vibo Valentia; Angela Caratozzolo, 56 anni, di Gioia Tauro; Carmine Caratozzolo, 54 anni, di San Ferdinando; Giovanni Carbone, 66 anni, di Bagnara Calabra; Alessandro Caronzolo, 32 anni, di Briatico; Domenico Carrozzo, 47 anni, di Tropea; Rosa Cilea, 56 anni, di Reggio Calabria; Maria Chiara Comandè, 40 anni, di Cinquefrondi; Clelia Comito, 35 anni, di Vibo Valentia; Antonino Denami, 41 anni, di San Costantino Calabro; Mariangelica De Rosa, 71 anni, di Aversa; Salvatore Di Meo, 50 anni, di Napoli; Raffaele Di Meo, 27 anni, di Napoli; Mariana Di Lorenzo, 40 anni, di Napoli; Giuseppa Ditto, 52 anni, di Palmi; Giuseppe Di Vara, 58 anni, di Gela; Patrizia Fazzari, 52 anni, di Filogaso; Maria Christyan Fiore, 52 anni, di Conza della Campania; Daniele Gigliotti, 36 anni, di Vibo Valentia; Vincenzo Giovinazzo, 39 anni, di Cinquefrondi; Mariaquila Greco, 47 anni, di Vibo Valentia; Chiara Grillo, 50 anni, di Bassano del Grappa; Pasquale Grillo, 47 anni, di San Calogero; Tiziana Ielpo, 47 anni, di Roma; Francesco Ierullo, 55 anni, di Vazzano; Giusy Incognito, 37 anni, di Reggio Calabria; Katia Incognito, 49 anni, di Reggio Calabria; Salvatore La Grotteria, 48 anni, di Ionadi; Vita Lentini, 69 anni, di Bosco di Rovito (Cosenza); Davide Pietro Licata, 57 anni, di Stefanaconi; Dimitri Licata, 47 anni, di Stefanaconi; Jgor Vincenzo Licata, 53 anni, di Serra San Bruno; Michela Licata, 27 anni, di Stefanaconi; Michele Licata, 82 anni, di Stefanaconi; Onofrio Marcello, 61 anni, di Sant’Onofrio; Rossana Marchio, 56 anni, di Monte di Procida (Napoli); Rossella Marzano, 52 anni, di Vibo, residente a Stefanaconi; Antonino Mirenzio, 34 anni, di Cessaniti; Maria Pagano, 42 anni, di Limbadi; Nunzio Pagano, 51 anni, di Limbadi; Christian Piscitelli, 29 anni, di Casalinuovo di Napoli; Andrea Potenza, 42 anni, di Vibo Valentia; Giovanni Procopio, 76 anni, di Montepaone; Carlo Pugliese, 74 anni, di Spilinga; Carmen Simonelli, 52 anni, di Tropea; Raffaella Soriano, 53 anni, di Vibo Valentia; Lucia Francesca Staglianò, 59 anni, di Chiaravalle Centrale.
Le accuse
Il reato di associazione a delinquere viene contestato a: Michele Licata, Davide Licata, Dimitri Licata, Jgor Licata, Michela Licata, Carmine Caratozzolo e Christian Piscitelli con il ruolo di promotori e organizzatori dell’associazione. Quindi anche a: Patrizia Fazzari, Rosa Cilea, Domenico Califano e Rossella Marzano con il ruolo di partecipi. Tre le associazioni nel mirino degli inquirenti fra cui l’Accademia Fidia dei Licata con sede a Stefanaconi.
Secondo gli investigatori (l’inchiesta è stata condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Vibo Valentia) sarebbe stato messo in piedi un vasto giro di corruzione che avrebbe portato, in cambio di denaro e altre utilità, a falsi diplomi con i quali i beneficiari partecipavano a concorsi pubblici con la finalità di un’assunzione nelle scuole. Contestati a vario titolo i reati di corruzione, falso in atto pubblico e autoriciclaggio (originariamente anche l’abuso d’ufficio ormai abrogato per volontà del ministro della Giustizia Carlo Nordio). I diplomi e i master fittizi sarebbero stati ottenuti, secondo la prospettazione della Procura, senza mai frequentare i corsi. L’altro elemento emerso in fase di indagini riguarda la presunta commistione tra chi doveva controllare e chi invece sarebbe diventato complice del “sistema” generando corruzione e ingenti guadagni.
I difensori
Nel collegio di difesa gli avvocati: Giovanni Vecchio, Sandro D’Agostino, Bruno Vallelunga, Francesco Lione, Guido Contestabile, Pietro Antonio Corsaro, Francesco Muzzopappa, Elisabetta Solano, Giuseppe Pasquino, Giuseppe Di Renzo, Giuseppe Bagnato, Giosuè Monardo, Giuseppe Grande, Diego Brancia, Giuseppe Monteleone, Lucio Aragona, Raffaele Masciari, Antonio Pasqua, Franco De Luca, Giovanni Marafioti

