Dall’esame è emerso come la donna, di origini calabresi, abbia lottato provando a difendersi. Per il marito Carlomagno scatta l'accusa di femminicidio, domani l'udienza in carcere
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Federica ha lottato. Lo dicono le sue mani, lo dicono quelle quattro ferite da difesa scoperte dai medici legali presso l’istituto di Roma. Ha provato a respingere le 23 coltellate che la colpivano senza sosta. La prima, letale, l'ha raggiunta al lato destro del collo, sferrata con precisione gelida da una mano sinistra. L'arma, un coltello bilama, non è ancora stata ritrovata, quasi a voler nascondere l'ultimo tassello di un puzzle di sangue. Ciò che colpisce nel profondo è la profanazione avvenuta dopo il delitto. Il corpo di Federica, ritrovato nel terreno adiacente all'azienda del marito Claudio Carlomagno, portava i segni di un tentativo disperato di cancellarne l'identità con bruciature sul volto e sul torace. Addirittura, la crudeltà del destino ha voluto che la pala meccanica usata per scavarle una tomba le amputasse una gamba, lasciando segni terribili su un bacino già martoriato.
Mentre i consulenti di parte, tra cui i professori Saladini, Sacchetti, Baldari e Cirnelli, analizzavano i resti di questa giovane madre, a Civitavecchia il tempo sembra essersi fermato. Claudio Carlomagno, l'uomo che le aveva giurato amore, è rimasto in silenzio davanti ai magistrati. Un silenzio che pesa come un macigno in attesa dell'udienza di convalida prevista per domani mattina alle 11:00.
La Procura non ha avuto esitazioni, è femminicidio, il primo contestato con la nuova aggravante dell'articolo 577 bis. Il dramma consumanto non è solo un omicidio, è la punizione inflitta a una donna per la sua libertà, per la sua esistenza. Ora si attendono gli esami tossicologici (previsti tra 90 giorni), ma la verità più cruda è già scritta nei verbali, Federica è stata spenta da chi doveva proteggerla, lasciando una comunità nel silenzio e un figlio di 10 anni senza il sorriso della madre.


