Ad Arghillá vivono anche cittadini del tutto estranei alle attività criminali, persone che non hanno alternative abitative e che si trovano a convivere con una realtà difficile. «Siamo di fronte a una vera emergenza sociale: occorre andare oltre i “focus ’Ndrangheta” o altri interventi spot, che non sembrano strumenti efficaci per risolvere il problema». Lo ha affermato il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Stefano Musolino, incontrando i giornalisti per commentare l’operazione che nella mattinata ha portato a 17 arresti – sette in carcere e dieci ai domiciliari – nei confronti di soggetti ritenuti appartenenti a un’organizzazione criminale radicata nel quartiere Arghillà, nella zona nord della città. Il gruppo, secondo gli inquirenti, era specializzato nel furto di autovetture, successivamente smontate in poche ore oppure restituite ai proprietari attraverso la pratica del “cavallo di ritorno”, previo pagamento di una somma di denaro.

Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di furto aggravato, ricettazione, estorsione aggravata, detenzione e porto abusivo di armi, al termine di un’indagine condotta dalla Sezione operativa della Compagnia dei carabinieri di Reggio Calabria, con il supporto dei militari della stazione di Catona. «Arghillá – ha spiegato Musolino – è prima di tutto un problema sociale e, di riflesso, anche criminale. La Procura ha deciso di occuparsi con attenzione di questo territorio, che risulta totalmente abbandonato, anche a causa di scelte del passato che hanno prodotto l’attuale situazione. Il nostro obiettivo è monitorare Arghillá per impedire che resti sotto il controllo di professionisti del crimine. La repressione è l’unico strumento di cui disponiamo, ma è evidente che qui esiste una questione sociale su cui devono intervenire altre istituzioni. È facile criminalizzare un intero quartiere, salvo poi ignorare che c’è chi va a comprare lì, alimentando il circuito dei furti».

Il fenomeno oggetto dell’inchiesta viene considerato di particolare allarme sociale. Secondo il comandante della Compagnia dei carabinieri di Reggio Calabria, il capitano Francesco Severi, «è emersa una catena della ricettazione», dal momento che gli indagati rubavano auto con una frequenza quasi quotidiana. I furti avvenivano anche all’interno dei parcheggi di strutture ospedaliere e, in un episodio, a finire nel mirino è stata persino una troupe televisiva.

Per il sostituto procuratore Chiara Greco «ci sono due aspetti interessanti. Il fatto che l’attività di furto rappresentasse per gli indagati una vera e propria occupazione, un posto di lavoro, e il fatto che i cittadini riconoscono in Arghillá il centro nevralgico di questa attività criminale. Tant’è vero che abbiamo riscontrato che imprenditori del settore sanno che, per ottenere pezzi di ricambio a prezzi di favore, devono rivolgersi agli indagati. Quindi c’è un danno all’economia legale».

Le persone arrestate nel blitz di Reggio Calabria

In carcere:

Damiano Amato, alias Enzo Pillola, nato a Melito Porto Salvo, 1978

Franco Amato, Reggio Calabria, 1977

Marcello Amato, Reggio Calabria, 1991

Carlo Samuele Berlingieri, Reggio Calabria, 1999

Silvio Berlingieri, Melito Porto Salvo, 2000

Antonio Pio Bevilacqua, Reggio Calabria, 2006

Arresti domiciliari:

Silvano Amato, Reggio Calabria, 1991

Alfonso Vincenzo Arena, Reggio Calabria, 2006

Cosimo Berlingeri, Melito Porto Salvo, 1984

Emanuele Francesco Berlingeri, Reggio Calabria, 1997

Mario Berlingeri, Reggio Calabria, 2001

Alessandro Fiore Bevilacqua, Melito Porto Salvo, 1986

Gianluca Bevilacqua, Reggio Calabria, 1985

Pio Armando Morello, Reggio Calabria, 2006

Alberto Romeo, Melito Porto Salvo, 1965

Luca Massimo Romeo, Reggio Calabria, 1988