L’inchiesta belga sul colosso cinese e il 5G europeo segna un nuovo step. Il 30enne di Soverato si dichiara estraneo ai fatti. La difesa: «È un ragazzo per bene arrivato a Bruxelles con merito». Martusciello in audizione il 24 marzo per la revoca dell’immunità
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L’interrogatorio di Andrea Maellare, già assistente parlamentare dell’eurodeputato di Forza Italia Fulvio Martusciello, si è protratto per più di quattro ore davanti agli inquirenti della polizia federale belga. Nei giorni scorsi, l’ex collaboratore calabrese (è nato 30 anni fa a Soverato) aveva ricevuto un avviso di garanzia e la convocazione formale nell’ambito dell’inchiesta ribattezzata “5G”.
Le accuse a suo carico comprendono associazione per delinquere, corruzione di pubblico ufficiale, falsificazione di documenti, utilizzo di atti falsi e riciclaggio. Al termine dell’esame, l’avvocata Sabrina Rondinelli, che lo difende, ha dichiarato al Fatto Quotidiano: «Il mio assistito ha risposto a tutte le domande della polizia in relazione al fascicolo 5G. Il dottore Andrea Maellare – ha aggiunto – si è dichiarato estraneo ai fatti con prove a sua difesa che abbiamo depositato oggi e posso dire che lui è vittima di questa vicenda. Faccio presente che è un ragazzo che si è fatto da solo, con la passione per la politica e si trova nel suo lavoro solo per meritocrazia. Sto valutando azioni a tutela della sua immagine».
Non sono filtrate informazioni sul merito delle domande poste dagli investigatori. Tuttavia appare evidente che l’attenzione degli inquirenti si sia concentrata soprattutto sul legame professionale tra Maellare e l’europarlamentare Martusciello, figura emersa fin dalle prime fasi come elemento centrale dell’indagine partita nel 2025.
Da ambienti vicini al Parlamento europeo a Bruxelles si apprende inoltre che, dopo alcuni rinvii avvenuti nelle scorse settimane, la Commissione giuridica (JURI) ha fissato una nuova data per l’audizione di Fulvio Martusciello. L’eurodeputato dovrebbe presentarsi il 24 marzo per rispondere alla richiesta di revoca dell’immunità parlamentare avanzata dalla Procura federale belga, discutendo la memoria difensiva già depositata presso la stessa commissione.
Huaweigate, quando è esplosa l’inchiesta
L’inchiesta, nota anche come Huaweigate, è esplosa pubblicamente con una serie di perquisizioni coordinate – 21 in totale – effettuate nel corso del 2025 da forze di polizia belghe, portoghesi e francesi. Secondo l’impostazione accusatoria, funzionari di Huawei avrebbero corrotto alcuni europarlamentari per convincerli a opporsi all’esclusione delle aziende cinesi dalle gare per le infrastrutture 5G in Europa. Tale esclusione era stata invocata da Washington e da diverse forze politiche del Vecchio Continente per ragioni di sicurezza nazionale.
La Procura federale sostiene che, per scongiurare il bando, i rappresentanti del colosso cinese avrebbero offerto compensi in cambio di interventi a favore di Pechino, arrivando a denunciare un presunto “razzismo tecnologico” nei confronti delle imprese cinesi. A sostegno di questa ricostruzione ci sarebbe una lettera del gennaio 2021, firmata in prima battuta proprio da Martusciello insieme ad altri eurodeputati, indirizzata alla Commissione europea.
L’accusa ipotizza che l’intesa prevedesse 15.000 euro per il primo firmatario e 1.500 euro per ciascuno degli altri cofirmatari. Negli atti dell’inchiesta sarebbero confluiti messaggi, corrispondenza email e soprattutto tracciati bancari: i fondi, partiti da Huawei, sarebbero transitati attraverso due società interposte (una con sede in Belgio e una nel Regno Unito) per poi arrivare – secondo gli investigatori – sui conti di alcuni assistenti parlamentari, completando così il presunto meccanismo corruttivo.


