Nell’inchiesta della Dda e della polizia finiscono personaggi di primo piano delle famiglie Emanuele e Idà, ma anche il figlio del defunto trafficante di cocaina di Nicotera, così come giovani che dovevano morire per mano del clan Loielo e pure il ragazzo che si trovava in auto quando venne ucciso Filippo Ceravolo
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Un ferreo controllo del territorio e un’attività delittuosa messa in piedi da almeno il 2015 ed andata poi avanti sino all’attualità. L’operazione antimafia della Dda di Catanzaro e della Polizia è stata denominata in codice nome in codice “Jerakarni”, richiamando così il paese di Gerocarne, epicentro dei traffici criminali e sede di uno storico “locale” di ‘ndrangheta, la c.d. “Società di Ariola”. L’operazione – attesa da anni – va a colpire la ‘ndrina degli Emanuele-Idà, restando per ora non toccata la cosca rivale dei Loielo. Le investigazioni continuano, quindi, e l’inchiesta odierna potrebbe essere solo il primo step di una più vasta inchiesta che mira a ricostruire gli assetti mafiosi – e anche le loro complicità negli enti locali – nei territori di Gerocarne (e della sua frazione di Ariola), Sorianello, Soriano Calabro e Vazzano. Due in particolare le associazioni colpite: una di stampo prettamente ‘ndranghetistico, l’altra - strutturalmente ancillare alla prima – dedita al narcotraffico.
Il reato di associazione mafiosa
L’associazione mafiosa viene contestata con un apposito capo di imputazione dal 2015 sino all’attualità. Di tale reato sono chiamati a rispondere i seguenti indagati, tutti raggiunti da ordinanza di custodia cautelare in carcere vergata dal gip distrettuale: Bruno Emanuele, 54 anni, di Ariola di Gerocarne; Gaetano Emanuele, 51 anni, di Ariola di Gerocarne (fratello del primo); Nazzareno Salvatore Emanuele, 21 anni, di Ariola di Gerocarne (figlio di Gaetano); Franco Idà, 61 anni, di Ariola di Gerocarne, detto Nuccio (cognato di Bruno e Gaetano Emanuele); Marco Idà, 34 anni, di Gerocarne; Michele Idà, 29 anni, di Gerocarne; Domenico Zannino, 37 anni, di Sorianello; Salvatore Zannino, 48 anni, di Sorianello; Filippo Mazzotta, 38 anni, di Soriano Calabro; Giovanni Emmanuele, 38 anni, di Sorianello; Salvatore Emmanuele, 32 anni, di Ariola di Gerocarne; Antonino Grillo, 42 anni, di Soriano Calabro; Domenico Tassone, 41 anni, di Gerocarne; Simone Tassone, 34 anni, di Gerocarne; Alessio Sabatino, 32 anni, di Gerocarne; Vincenzo Sabatino, 34 anni, di Gerocarne; Ferdinando Bartone, 27 anni, di Gerocarne; Antonio Campisi, 35 anni, di Nicotera; Michele Carnovale, 26 anni, di Piscopio. Ad avviso del gip, nei confronti di tali indagati (tutti finiti in carcere) vige una doppia presunzione: relativa quanto alla sussistenza delle esigenze cautelari, assoluta con riguardo all’adeguatezza della misura carceraria.
L’associazione dedita al narcotraffico
Il reato di associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico (con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa) viene invece contestato dal gip distrettuale ai seguenti indagati: Antonio Campisi, 35 anni, di Nicotera; Bruno Emanuele, 54 anni, di Ariola di Gerocarne; Gaetano Emanuele, 51 anni, di Ariola di Gerocarne; Giovanni Emmanuele, 38 anni, di Sorianello; Salvatore Emmanuele, 32 anni, di Ariola di Gerocarne; Marco Ferdico, 41 anni, di Carugate (ex capo ultras dell’Inter nello stadio di San Siro); Giuseppe Giampaolo, 26 anni, di San Luca; Antonino Grillo, 42 anni, di Soriano Calabro; Franco Idà, 61 anni, di Ariola di Gerocarne, detto Nuccio; Francesco Idà, 47 anni, di Gerocarne, detto “Lulù”; Marco Idà, 34 anni, di Gerocarne; Michele Idà, 35 anni, di Gerocarne; Michele Idà, 29 anni, di Gerocarne; Damiano Mamone, 43 anni, di Serra San Bruno; Filippo Mazzotta, 38 anni, di Soriano Calabro; Giuseppe Parisi, 49 anni, di Careri (Rc); Pietro Parisi, 46 anni, di Siderno, ma residente ad Alghero; Giuseppe Santo Procopio, 41 anni, di Brognaturo; Michele Raso, 40 anni, di Polistena; Aurelia Klaudia Solecka, 26 anni, di Rombiolo; Gregorio Suriani, 38 anni, di Vibo Valentia; Domenico Tassone, 41 anni, di Gerocarne; Vincenzo Vallelunga, 40 anni, di Brognaturo; Domenico Zannino, 37 anni, di Sorianello; Giovanni La Bella, 28 anni, di Piscopio; Gaetano Zupo, 42 anni, di San Giovanni di Mileto. Tali indagati, tutti raggiunti da ordinanza di custodia cautelare in carcere, sarebbero stati particolarmente attivi nell’ambito di un’associazione finalizzata al narcotraffico, strutturalmente ancillare all’associazione ‘ndranghetista. A tale associazione il gip attribuisce la commissione di “gravissime e reiterate fattispecie delittuose di rilevante allarme sociale con ingentissimi quantitativi ricavati dallo stupefacente smerciato”.
Narcotraffico
Attivi nel narcotraffico e che rispondono del reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti (con l’aggravante dell’agevolazione di un’associazione mafiosa) sono invece i seguenti indagati: Domenico Nardo, 25 anni, di Sorianello; Gianluca Serrao, 35 anni, di Ionadi; Michele Ripepi, 26 anni, di Piscopio; Santo Livoti, 39 anni, di Catania; Domenico Chiera, 35 anni, di Gerocarne; Giuseppe Chiera, 38 anni, di Soriano Calabro; Michele D’Angelo, 26 anni, di Piscopio; Marco Fiorillo, 38 anni, di Piscopio, residente a Milano; Lucia D’Agostino, 37 anni, di Soriano, residente a Cogliate; Sasha Fortuna, 47 anni, di Vibo Valentia, domiciliato a Monzuno (Bo); Giovanni Castagna, 54 anni, di Rombiolo; Maurizio Castagna, 50 anni, di Rombiolo; Domenico Giardino, 60 anni, di Polistena; Ivano Idà, 44 anni, di Gerocarne; Valerio Leandro, 34 anni, di Simbario; Carmelo Ripepi, 25 anni, di Piscopio; Antonio Carnovale, 22 anni, di Piscopio; Gerardo Accorinti, 42 anni, di Tropea; Arianna Idà, 27 anni, di Ariola di Gerocarne (figlia di Franco Idà); Caterina Emanuele, 55 anni, di Ariola di Gerocarne (moglie di Franco Idà); Michelangela Alessandria, 44 anni, di Dasà. Per il gip distrettuale, sebbene alcuni di tali indagati siano chiamati a rispondere di episodi delittuosi risalenti nel tempo (come Marco Fiorillo, Lucia D’Agostino, Sasha Fortuna, Ivano Idà, Domenico Giardino, Arianna Idà, Caterina Emanuele e Valerio Leandro cui sono ascritti reati commessi negli anni 2020 e 2021), si ritiene sussistente “il concreto e attuale rischio di recidivanza in considerazione degli ingentissimi quantitativi di stupefacente dagli stessi smerciato e che denota stabilità e pluralità dei canali di approvvigionamento, elevatissima professionalità delle condotte”. Tutti, per il giudice, elementi sintomatici “di uno stile di vita dedito al crimine e che attestano il radicato inserimento degli indagati in ambienti criminali di elevato spessore”. Disposta quindi dal gip la misura dell’obbligo di dimora nel comune di residenza (con permanenza in casa dalle 20 alle ore 7 e obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per quattro volte a settimana) nei confronti dei seguenti indagati: Michelangela Alessandria, 44 anni, di Dasà; Lucia D’Agostino, 37 anni, di Soriano, residente a Cogliate; Marco Fiorillo, 38 anni, di Piscopio, residente a Milano; Sasha Fortuna, 47 anni, di Vibo Valentia, domiciliato a Monzuno (Bo); Domenico Giardino, 60 anni, di Polistena; Ivano Idà, 44 anni, di Gerocarne; Valerio Leandro, 34 anni, di Simbario; Carmelo Ripepi, 25 anni, di Piscopio.
I personaggi
Bruno Emanuele sta scontando una condanna definitiva all’ergastolo per il duplice omicidio dei fratelli Giuseppe e Vincenzo Loielo, trucidati a colpi d’arma da fuoco nel 2002 nei pressi dell’acquedotto di Gerocarne. Altre condanne nei confronti di Bruno Emanuele sono poi arrivate per omicidi commessi nella Sibaritide in uno scambio di favori con il clan alleato dei Forastefano di Cassano allo Ionio. Gaetano Emanuele (fratello di Bruno) nell’ottobre scorso è invece passato dalla Casa-lavoro di Barcellona Pozzo di Gotto alla libertà vigilata per il periodo di un anno ritornando quindi ad essere domiciliato in contrada Comunella del comune di Gerocarne. Nella Casa-lavoro di Barcellona Pozzo di Gotto Gaetano Emanuele stava scontando la pena di un anno per violazione della libertà vigilata alla quale era sottoposto (in virtù della precedente condanna per associazione mafiosa e narcotraffico rimediata nell’operazione “Luce nei boschi”) quando si è sottratto nel giugno dello scorso anno alla cattura per l’operazione Habanero. Per tale ultima operazione (strage di Ariola che il 25 ottobre del 2003 è costata la vita ai cugini Francesco e Giovanni Gallace ed a Stefano Barilaro) la misura cautelare per Gaetano Emanuele è stata totalmente annullata il 20 dicembre 2024 dal Tribunale del Riesame di Catanzaro e la Dda non ha più esercitato nei suoi confronti l’azione penale. Gaetano Emanuele era ritornato in libertà vigilata nel dicembre del 2022 avendo finito di scontare una condanna definitiva ad anni 16, mesi 11 e giorni 10 di reclusione, ottenuta attraverso il “continuato” fra la sentenza “Luce bei boschi” e altra condanna per narcotraffico.
Franco Idà, detto Nuccio (cognato dei fratelli Bruno e Gaetano Emanuele) era invece tornato totalmente libero senza alcuna misura nel luglio 2022 dopo aver scontato la condanna per associazione mafiosa e narcotraffico (11 anni e 6 mesi) nell’operazione “Luce nei boschi” scattata nel 2012. Nazzareno Salvatore Emanuele, di 21 anni, di Ariola di Gerocarne, è invece il figlio di Gaetano Emanuele e nei giorni scorsi è stato condannato dalla Corte d’Appello di Catanzaro alla pena di 3 anni e 2 mesi per la sparatoria avvenuta a Sorianello la sera di Natale 2023 che ha portato al ferimento dell’argentino Jeremias Lovrovich, raggiunto a casa da un colpo d’arma da fuoco al polpaccio. Per tale fatto di sangue è stato condannato a 2 anni e 8 mesi anche il cugino Michele Idà, di 29 anni, di Gerocarne, figlio di Franco Idà.
Antonio Campisi di Nicotera è invece il figlio del defunto broker della cocaina Domenico Campisi, ucciso nel 2011 (omicidio rimasto impunito). Antonio Campisi sta scontando 8 anni e 8 mesi per il tentato omicidio (19 maggio 2019) a Nao di Ionadi di Domenic Signoretta, quest’ultimo ritenuto vicino al boss Pantaleone Mancuso, alias “l’Ingegnere”. Antonio Campisi figura anche tra gli imputati del maxiprocesso Adelfi contro il narcotraffico internazionale.
Noto alle cronache (ex sorvegliato speciale con obbligo di soggiorno) anche Filippo Mazzotta, da ultimo condannato in Cassazione per il reato di omessa comunicazione delle variazioni patrimoniali da parte dei soggetti obbligati in base al c.d. “Codice antimafia”.
Salvatore Emmanuele, sorvegliato speciale e condannato a 2 anni nel processo Black Widows, da ultimo è stato condannato pure in Cassazione per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni per aver aggredito nel 2021 due carabinieri e rivolto loro frasi minacciose del seguente tenore: “Se mi arrestate di nuovo finisce male, non mi fate vivere, vi ammazzo tutti”. Al fine di agevolare la fuga del proprio fratello Giovanni Emmanuele – che si era dato alla latitanza nel novembre del 2000 per sfuggire ad una condanna a 7 anni e 8 mesi per spaccio di stupefacenti – , Salvatore Emmanuele si era scagliato anche in precedenza allora contro i carabinieri. Nel settembre del 2018 Salvatore Emmanuele era stato inoltre condannato ad un anno e quattro mesi per spaccio di marijuana e hashish. Salvatore Zannino è invece noto alle cronache poiché nell’ottobre 2022 avrebbe aperto il fuoco con un kalashnikov all’indirizzo della casa dove si erano rifugiate la moglie e le figlie. E’ fratello di Domenico Zannino contro il quale – secondo il racconto del collaboratore Walter Loielo – era pronto un agguato a Soriano che sarebbe stato organizzato negli scorsi anni da un rampollo dei Loielo e dal cognato di quest’ultimo (un fatto di sangue al momento non contestato nell’operazione odierna). Domenico Tassone, ex sorvegliato speciale di pubblica sicurezza, è infine il giovane con cui si trovava il 26 ottobre del 2012 il 19enne Filippo Ceravolo rimasto ucciso per errore in un agguato che doveva colpire proprio Domenico Tassone. Nel febbraio 2021 Domenico Tassone è stato condannato in via definitiva ad un anno e quattro mesi al termine dell’operazione denominata “Biancaneve” relativa a reati concernenti gli stupefacenti.




