Il gup di Crotone, Elisa Marchetto, ha rigettato la richiesta di rito abbreviato condizionato presentata dall’ex vicepresidente della Provincia Fabio Manica, accusato di essere il "dominus" di un'associazione a delinquere in grado di assegnare lavori, tramite illeciti frazionamenti, a ditte e professionisti amici.
Il giudice, inoltre, ha rigettato la richiesta di patteggiamento a 2 anni e 11 mesi di reclusione presentata da Giacomo Combariati, rappresentante della società Sinergyplus srl e considerato braccio destro di Manica.

Entrambi dovranno affrontare il giudizio immediato. La prima udienza è fissata per il prossimo 14 ottobre.
Sono in tutto 20 gli indagati in questo procedimento aperto dalla Procura di Crotone che contempla i reati di associazione per delinquere, corruzione, falso, frode nelle pubbliche forniture, truffa aggravata.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la presunta associazione per delinquere, il cui capo promotore sarebbe stato proprio l’ex vicepresidente della Provincia, avrebbe affidato lavori pubblici sistematicamente e in maniera diretta – sulla base di determine di affidamento illegittime e talvolta anche false – sempre alle stesse società, con l’accordo di ripartire il finanziamento di denaro pubblico all’interno della stessa associazione.

Lo scorso 4 luglio il gip aveva accolto la richiesta del procuratore Domenico Guarascio di giudizio immediato per cinque imputati.
Il 14 ottobre il processo avrà inizio per Fabio Manica; Giacomo Combariati; Luca Bisceglia, ingegnere che avrebbe fornito supporto tecnico per la realizzazione dei progetti per i lavori e per l’aggiudicazione degli stessi; Rosaria Luchetta, architetto, moglie di Bisceglia, che avrebbe partecipato alla costituzione di società ad hoc per intercettare l’affidamento dei lavori; e Francesco Manica, avvocato e fratello di Fabio Manica.

Lo sfogo di Rosaria Luchetta

Oggi Rosaria Luchetta, difesa dall’avvocato Sabrina Rondinelli, ha rotto il silenzio denunciando di aver «subito un grave torto» perché aveva chiesto di essere sentita dalla Procura ma «nessuno mi ha voluto sentire» mentre gli altri coindagati, afferma l’imputata, sarebbero stati sentiti «anche più giorni, come se la voce degli altri fosse più importante della mia e di quella di mio marito Luca Bisceglia» e che le dichiarazioni degli altri «ora sono nel nostro fascicolo come capi di accusa».
Luchetta lamenta il fatto che, essendo ai domiciliari dal 17 aprile 2026 non riesce a seguire la quotidianità delle sue due bambine e di sente condannata prima del tempo.
«Mi dispiace dirlo ma da questa vicenda ho compreso - dice - che ci sono stati arresti di serie A e arresti di serie B, e questo uno stato di diritto non se lo può permettere».