Un gesto simbolico e concreto che trasmette un messaggio chiaro: lo Stato è presente e non abbandona i cittadini di fronte alla paura. Il prefetto di Reggio Calabria, Clara Vaccaro, questa mattina, ha fatto visita, a Rosarno, alla "Tenuta Badia" per esprimere solidarietà a Patrizia Rodi Morabito, vittima di recenti e ripetuti atti intimidatori.

Accompagnata dalle forze dell’ordine, per circa due ore, la rappresentante delle istituzioni ha fatto una lunga passeggiata insieme all’imprenditrice agricola nei terreni di sua proprietà. Presenti anche il presidente della Camera di commercio di Reggio Calabria, Antonino Tramontana, il presidente della federazione provinciale di Coldiretti, Federica Basile ed esponenti della cooperativa Life. Un’occasione per confrontarsi, condividere pensieri, ideare progetti per stimolare la cultura della legalità, per ottenere un cambiamento positivo nel tessuto sociale.

«L'intervento dello Stato è importante, perché è una garanzia di tutela, di attenzione, e rappresenta una grande sensibilità nei confronti della nostra categoria – ha dichiarato ai nostri microfoni Patrizia Rodi Morabito, che è anche dirigente di Coldiretti e membro di giunta della Camera di commercio di Reggio Calabria -. È la seconda volta che il prefetto torna qui. Ci siamo scambiate diverse idee, toccando vari temi, dall’agricoltura, al sostegno alle persone ai margini della società e alla legalità sui posti di lavoro. Tutti insieme, per il bene comune, dobbiamo cooperare per estirpare le problematiche che si creano nei nostri territori. Quindi, non solo le istituzioni, le forze dell'ordine, ma deve contribuire ogni singolo cittadino.

L’attenzione dello Stato per me è molto importante, perché mi conferma la fiducia che già nutro sulle istituzioni, le forze dell'ordine, su chi è preposto a tutelarci, altrimenti non andrei a denunciare qualsiasi cosa. Mi colpisce molto, oltre che la competenza, l’umanità e il trasporto con cui il prefetto Clara Vaccaro si dedica al lavoro che svolge. Avvalora quello che penso, cioè che in Calabria si può e si deve operare, perché si può fare».