Lei 40 anni, lui 66. Un matrimonio di comodo, finto, per favorire la permanenza di lei, Hayat Daoui, marocchina, sul territorio italiano. In cambio lui, Michele Muraca, avrebbe ricevuto la somma di mille euro. Oggi finti sposi, un faccendiere, in vigile urbano e la figlia (vera) dello sposo sono accusati di aver favorito la permanenza illegale di uno straniero nel territorio dello Stato.

Il faccendiere

Tanto sarebbe costato l’imbroglio per favorire la permanenza nel territorio italiano di una donna straniera.
Secondo l’inchiesta condotta dalla Guardia di finanza di Lamezia e coordinata dalla locale Procura, il finto matrimonio è stato organizzato da Pasquale Perri, 61 anni, che si sarebbe anche prestato a fare da testimone e a sbrigare le pratiche amministrative/anagrafiche della cittadinanza marocchina.

L’intermediario

Il ruolo da intermediario è attribuito a Bouazza El Miftahy detto “Giovanni” che avrebbe avuto anche il compito di favorire il pagamento delle mille euro necessarie per la pratica del finto sposalizio, fornendo supporto alla “sposa” Hayat Daoui per la definizione delle pratiche relative al cambio di residenza ed al rilascio del documento di identità attraverso la collaborazione dell’ispettore della Polizia Locale Michele Ugo Caruso.

Il pubblico ufficiale

Caruso, addetto allo settore demografico, si sarebbe adoperato, in tempi brevissimi, nella redazione di un verbale sul quale veniva attestata la falsa residenza dei due finti coniugi. Ma dalle indagini compiute dalle fiamme gialle, Muraca viveva stabilmente con la figlia Valeria in un’altra zona di Lamezia. Il pubblico ufficiale Caruso, inoltre, sarebbe intervenuto personalmente, su richiesta di Bouazza “Giovanni” per accelerare le pratiche per il rilascio della carta d’identità della cittadina marocchina.

Lo “sposo”

Secondo l’imputazione, Michele Muraca avrebbe offerto la propria disponibilità ad effettuare, dietro il pagamento della somma di mille euro, un matrimonio di comodo. Inoltre avrebbe attestato falsamente al funzionario della Lamezia Multiservizi spa che la sua residenza principale era quella nella quale si richiedeva l’allaccio dell’acqua. Mentre in realtà lui con la figlia Valeria altrove.

La figlia dello sposo

Valeria Muraca è accusata di essersi adoperata per il disbrigo della documentazione relativa al cambio di residenza ed al rilascio della carta d’identità della cittadina marocchina predisponendo una falsa attestazione diretta al Commissariato di Polizia di Lamezia Terme nella quale dichiarava, contrariamente al vero, di ospitare nella propria abitazione la finta moglie del proprio padre.