Trentasette giornalisti e operatori dell'informazione crotonesi hanno diffuso un documento in cui esprimono «profonda preoccupazione» per «l'ordinanza del Tribunale di Crotone che vieta le riprese televisive in aula durante le udienze del processo sui mancati soccorsi per il naufragio di Steccato di Cutro».

Il provvedimento - spiegano - consente ai giornalisti il solo accesso a immagini e audio realizzati dal personale tecnico del Tribunale «previa specifica richiesta e autorizzazione», ritenendo «indispensabile garantire il sereno e regolare svolgimento dell'istruttoria dibattimentale».

«Ci chiediamo - scrivono i giornalisti - per quale motivo la presenza di telecamere accese minerebbe il sereno e regolare svolgimento del processo. Un processo di grande rilievo, anche internazionale, che proprio per questo merita un'informazione puntuale, corretta, imparziale e trasparente. Le modalità stabilite dal collegio non riteniamo siano sufficienti a garantire un'informazione di qualità. Il diritto di cronaca si compone, infatti, anche del racconto documentato e diretto di ciò che accade durante il processo, per restituire all'opinione pubblica una rappresentazione completa, indipendente e trasparente dei fatti, senza filtri o ritardi, all'insegna della pluralità dell'informazione».

«Il solo lavoro con le immagini fornite dal Tribunale - osservano - non darebbe la possibilità di personalizzare i servizi giornalistici, per esempio raccontando storie o volti; appiattirebbe il racconto e penalizzerebbe la qualità tecnica. Poi, in questo caso, non sono neppure chiare le modalità di accesso al materiale eventualmente fornito dal Tribunale. La richiesta va effettuata per ciascuna seduta oppure una tantum? Singolarmente o collettivamente? E ancora, in che tempi e con quali modalità verrebbe fornito il materiale? Parliamo di udienze che potrebbero essere anche molto lunghe e articolate, dunque con tempi incompatibili con la messa in onda di telegiornali e trasmissioni».

I giornalisti, dunque, chiedono «al collegio giudicante di rivedere la propria posizione per permettere a giornalisti e operatori dell'informazione di svolgere il loro lavoro nel rispetto delle regole, con strumenti adeguati ed in condizioni di parità rispetto ad altri procedimenti di analogo rilievo pubblico». 

Anche per l’intenso ed appassionato lavoro che ha coinvolto la redazione di LaC News24 sin dai primissimi minuti del maledetto 26 febbraio 2023, l’appello è condiviso anche dai giornalisti del network che sin dalle prime ore della tragedia ha assicurato dirette, speciali ed approfondimenti e che ancora oggi documenta la storia con spazi di informazione e collegamenti dai tribunali interessati ai procedimenti. 

L’appello integrale con le sottoscrizioni dei primi firmatari

I sottoscritti giornalisti e operatori dell’informazione della provincia di Crotone esprimono profonda preoccupazione in merito all’ordinanza del Tribunale di Crotone che vieta le riprese televisive in aula durante le udienze del processo sui mancati soccorsi per il naufragio di Steccato di Cutro, emessa dal collegio giudicante presieduto dal giudice Alfonso Scibona e composto dai giudici a latere Giuseppe Collazzo e Glauco Panattoni.

Il provvedimento consente ai giornalisti il solo accesso ad immagini ed audio realizzati dal personale tecnico del Tribunale “previa specifica richiesta e autorizzazione”, e motiva la decisione ritenendo “indispensabile garantire il sereno e regolare svolgimento dell'istruttoria dibattimentale”.

Intanto ci chiediamo per quale motivo la presenza di telecamere accese minerebbe “il sereno e regolare svolgimento” del processo. Un processo di grande rilievo, anche internazionale, che proprio per questo merita un'informazione puntuale, corretta, imparziale e trasparente.

Le modalità stabilite dal collegio non riteniamo siano sufficienti a garantire un'informazione di qualità. Il diritto di cronaca si compone, infatti, anche del racconto documentato e diretto di ciò che accade durante il processo, per restituire all’opinione pubblica una rappresentazione completa, indipendente e trasparente dei fatti, senza filtri o ritardi, all’insegna della pluralità dell’informazione.

Il solo lavoro con le immagini fornite dal Tribunale non darebbe la possibilità di personalizzare i servizi giornalistici, per esempio raccontando storie o volti; appiattirebbe il racconto, e penalizzerebbe la qualità tecnica.

E poi in questo caso non sono neppure chiare le modalità di accesso al materiale eventualmente fornito dal Tribunale. La richiesta va effettuata per ciascuna seduta oppure una tantum? Singolarmente o collettivamente? E ancora, in che tempi e con quali modalità verrebbe fornito il materiale? Parliamo di udienze che potrebbero essere anche molto lunghe e articolate, dunque con tempi incompatibili con la messa in onda di telegiornali e trasmissioni.

Per tutte le ragioni sopra esposte, chiediamo al collegio giudicante di rivedere la propria posizione per permettere a giornalisti e operatori dell’informazione di svolgere il loro lavoro nel rispetto delle regole, con strumenti adeguati ed in condizioni di parità rispetto ad altri procedimenti di analogo rilievo pubblico.


Francesca Travierso
Francesca Caiazzo
Giuseppe Laratta
Bruno Palermo
Nadine Solano
Vincenzo Montalcini
Giuseppe Pipita
Laura Leonardi
Giusy Regalino
Vincenzo Saporito
Antonella Marazziti
Aurelia Parente
Francesco Latella
Gabriella Cantafio
Tiziana Selvaggi
Emilio Genovese
Gaetano Megna
Claudia Berlingeri
Maria Dora De Caria
Luigi Saporito
Giuliano Carella
Procolo Guida
Antonino D'Urso
Massimo Carlozzo
Giacinto Carvelli
Maria Rosaria Paluccio
Salvatore Audia
Piero De Santo
Francesco Pedace
Antonio Gaetano
Luigi Abbramo
Antonio Morello
Dionigi De Pietro
Maria Rosaria De Pietro
Donatella De Pietro
Donato De Pietro
Cristiana De Pietro