A cinque giorni dall’accaduto è ancora profondamente scossa. Prima quella telefonata esplicitamente minacciosa, ricevuta da una persona a lei nota, poi addirittura il tentativo di aggressione fisica da parte della stessa persona avvenuto direttamente in ospedale, a Tropea, e scongiurato solo grazie all’intervento dei colleghi presenti che a stento sono riusciti ad allontanare il malintenzionato.

La vicenda è ormai nota alle cronache. Alessia Piperno, medico del 118 della postazione tropeana, venerdì scorso ha denunciato un’aggressione ai suoi danni, avvenuta a fine turno, da parte di un familiare di una paziente che la professionista aveva visitato direttamente in ospedale, qualche ora prima, per valutare un suo eventuale trasferimento a Vibo Valentia. Un “codice stroke” – chiarisce la dottoressa – ormai superato perché trascorse le sei ore previste da protocollo dalla comparsa dei primi sintomi. La dottoressa attiva comunque l’ambulanza non medicalizzata e si concentra su un codice rosso, segnalato a Nicotera.

«Ho fatto il mio lavoro e ho pagato per averlo fatto», racconta oggi, per la prima volta davanti alle telecamere, al telegiornale di LaC Tv. Quelle minacce, ricevute dal nipote della paziente - che per telefono le dice “ti ammazzo, dove sei?”, “ora arrivo e ti squarto con le mie mani” -, e, di più, il tentativo di aggressione fisica avvenuto poco dopo, oltre al forte spavento le hanno lasciato cicatrici profonde.

«Io lo conoscevo come una brava persona - ripete insistentemente -. Conosco la moglie, il figlio. Conservo ancora i messaggi della cognata che, dopo la consulenza alla sua congiunta, mi ringraziava per quanto fatto. Per di più la paziente ora sta bene e io non riesco neppure a rimproverarmi nulla, perché mi chiedo: se io fossi rimasta sul posto, chi sarebbe intervenuto sul paziente di Nicotera? La prima ambulanza disponibile in quel momento era a Soriano, a ben 40 chilometri di distanza».

E aggiunge: «posso comprendere tutto, ma quel gesto lo condanno e onestamente non riesco a perdonarlo. Ancora non mi capacito come ciò sia potuto accadere per una semplice consulenza. Ed è andata molto bene perché i collegi del turno notturno erano già presenti, altrimenti in quella stanza sarei stata da sola».

Come ripartire adesso? «Mi sembra impossibile oggi ricominciare - afferma con gli occhi lucidi velati di amarezza -, e purtroppo penso che su quell’ambulanza di Tropea io non ci salirò più».

Dopo l’aggressione da parte del familiare di una paziente, avvenuta all’ospedale di Tropea, parla per la prima volta davanti alle telecamere il medico del 118 Alessia Piperno. Ancora scossa dall’accaduto ai nostri microfoni dice: «Non salirò mai più su un’ambulanza». Nei suoi confronti numerose le manifestazioni di solidarietà, tra le quali quella del presidente Occhiuto che la incontrerà a breve. 

Un’ondata di solidarietà ha travolto la dottoressa dopo l’accaduto. Unica nota positiva di una vicenda stonata. «Nessun messaggio era dovuto - afferma ringraziando tutti -: da quello del semplice cittadino a quelli delle associazioni, della politica. Così come non lo era la chiamata del presidente Roberto Occhiuto che ho sentito come un abbraccio. Moltissimo hanno contato anche le telefonate della triade commissariale dell’Asp e quella del presidente dell’Ordine dei medici, Enzo Natale, che mi è stato vicino come un padre. È stato molto importante ricevere il suo abbraccio e quello di tanti colleghi».

Dopo la chiamata Alessia Piperno incontrerà ora il presidente della Regione di persona. A Roberto Occhiuto in passato si era rivolta con lettere aperte - dai toni anche forti - per denunciare i tanti mali della sanità e le difficoltà quotidianamente vissute dagli operatori.

«Io non ho mai dato colpe - spiega -, ho chiesto interventi e fatto domande e mi sono sempre chiesta fino a che punto lui possa sapere davvero tutto quello che non funziona nella nostra sanità. Lo incontrerò a breve ma, dalla chiamata che ho ricevuto, non credo ci sarà un muro e non penso neppure che non ci sarà ascolto. Non lo penso più».

Quali saranno le questioni più critiche che porterà alla sua attenzione? «Io vorrei solo dargli un quadro della situazione. Farlo come se ne parlassi ad un collega. Per raccontargli quelle che sono le reali problematiche, rappresentargli la situazione e chiedergli di trovare una soluzione per garantire la sicurezza degli operatori in prima linea e fare in modo che anche i pazienti possano essere tranquilli e non diventino aggressivi a causa di una sanità che non percepiscono come dalla loro parte. Dobbiamo tranquillizzarci tutti, smettere di dare colpe: nel baratro ci siamo tutti e anche la Regione Calabria è nella confusione. Adesso - conclude - è il momento di collaborare e capire come uscirne tutti insieme».