«Possessivo, geloso, morboso». Così un’amica di Pasquale Colelli, 30 anni, descrive il comportamento di Emiliano Torcasio, 52 anni, nei confronti del suo amico. I carabinieri hanno ascoltato le testimonianze dei conoscenti di Collelli all’indomani dell’omicidio di Torcasio: una coltellata alla gola sferrata sul lungomare Ginepri di Lamezia Terme la notte del 23 ottobre scorso.
Reo confesso del delitto è proprio il 30enne che si è consegnato ai militari del Gruppo di Lamezia la mattina del 24 ottobre raccontando di aver agito esasperato da abusi e vessazioni psicologiche che andavano avanti da anni.

La confidenza: «Gli impediva di farsi una vita propria»

Un’amica, in particolare, dice che non gradiva la presenza di Torcasio all’interno della loro compagnia perché la sua intenzione era sempre quella di restare solo con Colelli e, quando quest’ultimo non c’era, il 52enne si lasciava andare a insinuazioni sulle frequentazioni di Colelli.
Il 30enne si era confidato raccontando di non sopportare il comportamento sempre più morboso di Torcasio che gli impediva di farsi una propria vita e che spesso usciva insieme a lui per tenerlo buono.

La gelosia

Un’altra ragazza racconta di non aver notato nulla di particolare ma di aver sentito, in un occasione, Emiliano Torcasio dire di essere geloso di Pasquale Colelli. Ma aggiunge che non sa dire se scherzasse.

Rapporto quotidiano

Altri testimoniano che il rapporto tra i due era quotidiano e la loro conoscenza era approfondita e che frequentavano assiduamente le terme di Caronte.

La conoscenza da quando era minorenne

E poi ci sono le parole dello stesso Pasquale Colelli che si dice disperato per tutta la situazione. Il 30enne, difeso dall’avvocato Domenico Villella, racconta di aver conosciuto Torcasio nel 2011, subito dopo la morte del proprio fratello. Colelli riferisce di aver ricevuto, fin da quando era minorenne, un atteggiamento di «particolare attenzione» da parte del 52enne. Un vero e proprio controllo, spinto anche a impedirgli di frequentare altre persone. Colelli parla di un atteggiamento aggressivo, di urla in pubblico, di violenza fisica. Racconta di essersi rivolto a uno psicologo e di aver consultato anche uno psichiatra.

Il cerchio da chiudere

Colelli, che si trova in carcere con l’accusa di omicidio volontario, descrive l’ultima serata trascorsa con Torcasio iniziata con un panino mangiato in locale del centro, un breve ritorno a casa per ricaricare il cellulare e poi la nuova uscita direzione mare, con Torcasio che lo avrebbe accusato di avere relazioni con altri. Il 30enne riferisce di aver ricevuto anche un pugno sul fianco ma sul suo corpo, contesta la Procura, non è presente nessun segno. Colelli racconta che sapeva che Torcasio aveva con sé in auto un coltello da cucina e che, in un momento di esasperazione, lo aveva afferrato e aveva colpito al collo. Subito dopo il fendente, Torcasio avrebbe preso il cellulare e si sarebbe alzato cercando di allontanarsi. L’autopsia dice che la coltellata che ha raggiunto il 52enne, lo ha ucciso in meno di cinque minuti avendo reciso la giugulare destra e la carotide destra. L’uomo, i cui familiari sono difesi dall’avvocato Antonio Larussa, è stato trovato fuori dall’auto, sulla strada, in posizione prona, riverso in una pozza di sangue. Le indagini su questo omicidio sono ancora aperte. I carabinieri del Gruppo di Lamezia e il pm Vincenzo Quaranta stanno ora cercando di chiudere il cerchio su questo delitto.