Piscine, trattori, pellet. La presunta organizzazione per delinquere finita nell’indagine Scam City della Procura e dei carabinieri di Crotone, vendeva di tutto tramite siti-truffa costruiti ad arte. E le denunce fioccavano da tutta Italia.
Nelle oltre 800 pagine di ordinanza – che ha portato all’arresto di cinque persone e all’obbligo di presentazione dalla polizia giudiziaria per altre cinque, per un totale di 40 indagati – emerge un esempio tra i tanti. Un uomo si era rivolto ai carabinieri di San Lorenzo in Campo, in provincia di Pesaro, per riferire di essere stato vittima di una truffa dopo aver acquistato una piscina dal sito Hobbyecasashop.

Dopo un primo contatto col venditore l’uomo aveva pagato 699 euro su un conto corrente intestato a un prestanome comunicando via mail l’avvenuto pagamento. In seguito era stato contattato da Luca Caporali il quale sosteneva che il prestanome non aveva disponibilità della merce e chiedeva di eseguire un secondo bonifico su un altro conto, intestato a Domenico Scolieri, inducendo il compratore a tentare lo storno del primo pagamento, operazione che la banca dichiarava non più possibile, nonostante le rassicurazioni di un imminente rimborso. Poi il venditore scompariva così come i prestanome, i cosiddetti “money mule” (letteralmente “muli di denaro”). Il conto dove erano stati versati i soldi, aperto poco tempo prima della truffa, rivelano le indagini dei carabinieri, dopo essere stato svuotato, era stato chiuso. Il numero clienti, scoprono gli investigatori, era un’utenza voip, ovvero un servizio telefonico che permette di effettuare chiamate vocali sfruttando la connessione internet anziché la classica linea telefonica analogica, e veniva usato dagli indagati per schermare le comunicazioni.

I carabinieri riconducono il sito a Luca Caporali. A lui sarebbero riconducibili anche altre piattaforme satellite create da sviluppatori pakistani. Il rapporto con i pakistani è intenso: Caporali revoca incarichi per inadempienze (per ritardi e malfunzionamenti), impartisce istruzioni, invia anteprime comprensive del logo (identico a quello presente sulla homepage del sito esibita dalla vittima) e sosteneva spese di sviluppo (anche in criptovaluta).

Secondo gli investigatori, gli indagati non effettuavano solo pagamenti in criptovalute ma anche investimenti (anche all’estero) per riciclare il denaro provento di truffe. Denaro che veniva impiegato per comprare beni di lusso, immobili e conti gioco.

Nel corso di un’intercettazione tra Salvatore e Armando Covelli, quest’ultimo avrebbe rivelato di avere idee diverse da Caporali il quale prediligeva l’investimento delle truffe in criptovalute «rispetto invece agli ingenti guadagni (“piluni”) che attualmente Armando Covelli stava ottenendo con un altro gruppo nel quale collaborava con Daniele Pugliese, anche lui tratto in arresto.
«… i "piluni" (ndr. soldoni) – dice Armando Covelli – li sto facendo da un'altra parte…».