La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso: per i giudici manca la prova di un unico disegno criminoso
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La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato nell’interesse di Giovanni Spina Iaconis, nato a San Giovanni in Fiore, contro l’ordinanza con cui la Corte d’appello di Catanzaro, in funzione di giudice dell’esecuzione, aveva rigettato la richiesta di riconoscimento della continuazione tra una precedente condanna per estorsione e i reati giudicati in un diverso procedimento per associazione mafiosa ed estorsioni aggravate.
La decisione riguarda l’istanza avanzata ai sensi dell’articolo 671 del codice di procedura penale. La difesa chiedeva di collegare, sotto il vincolo dell’unico disegno criminoso, la condanna definita nel 2008 per un’estorsione commessa a San Giovanni in Fiore nel gennaio 2007 e la successiva condanna divenuta definitiva nel 2022 per associazione mafiosa ed estorsioni aggravate, relative a fatti collocati tra il 2013, il 2014 e il 2016.
La richiesta respinta in esecuzione
La Corte d’appello di Catanzaro aveva escluso la continuazione, osservando che tra i fatti non emergevano elementi sufficienti a dimostrare un progetto criminoso unitario già programmato al momento della commissione del primo reato.
Secondo i giudici dell’esecuzione, al di là dell’identità di genere tra alcune contestazioni estorsive, mancavano ulteriori elementi comuni. Le condotte riguardavano persone offese diverse, erano state commesse con concorrenti differenti e risultavano separate da un significativo intervallo temporale.
La Corte territoriale aveva rilevato che non era possibile ritenere programmabili, già nel 2007, i successivi reati commessi nel 2013 e nel 2014.
Le doglianze della difesa
Nel ricorso, la difesa ha sostenuto che la prima estorsione non avrebbe dovuto essere letta come un fatto isolato, ma come espressione della partecipazione di Spina Iaconis al contesto associativo poi accertato nella successiva sentenza.
Secondo la prospettazione difensiva, l’episodio del 2007 sarebbe stato commesso con modalità mafiose e in concorso con un altro soggetto indicato come appartenente alla medesima consorteria. Da qui la richiesta di ritenere i fatti collegati da un unico disegno criminoso.
Il principio richiamato dalla Cassazione
La Suprema Corte ha però ritenuto il ricorso manifestamente infondato. In sentenza viene ribadito che l’accertamento dell’unicità del disegno criminoso è una valutazione di fatto rimessa al giudice di merito e sindacabile in Cassazione solo quando la motivazione sia illogica o contraria ai principi consolidati.
Per i giudici di legittimità, la Corte d’appello ha motivato in modo adeguato, valorizzando due elementi centrali: il fattore temporale e la diversità delle modalità e dei contesti in cui erano maturati i reati.
La Cassazione evidenzia che il giudice dell’esecuzione ha correttamente valutato «il fattore tempo» e «l’eterogeneità delle modalità di consumazione e del contesto» delle diverse condotte, elementi ritenuti significativi per escludere l’esistenza di un medesimo disegno criminoso.
La Corte ha inoltre giudicato generiche le deduzioni della difesa sull’asserita appartenenza di Spina Iaconis alla consorteria già al momento del primo episodio estorsivo e sul ruolo del concorrente Giovanni Spadafora.

